CIVITAVECCHIA Tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, tre indagati a piede libero ed una dirigente della Asl RmF alla quale è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici. È questo l’esito del blitz di ieri mattina, dei carabinieri di Civitavecchia, presso la rsa Bellosguardo nel quartiere di Boccelle. I militari dell’Arma si sono presentati attorno alle 10 mettendo i lucchetti alla struttura, sulla quale oggi pende un sequestro preventivo. A finire nell’inchiesta dei carabinieri per presunti maltrattamenti e decessi sospetti tra il 2011 ed il 2013 nella rsa che ospita circa 60 anziani, sono stati i responsabili della struttura, finiti ai domiciliari: si tratta del 57enne Sebastiano Capurso, di sua moglie, la 57enne Rossana Varrone, e della figlia 27enne Michela Capurso. Indagate altre tre persone, due infermieri ed un architetto. Perché i reati ipotizzati sono diversi, con il sopralluogo di ieri – esteso anche alla sede della Asl RmF e di altre società connesse al Ballosguardo – che di fatto è il prosieguo di un’indagine che, ad aprile dello scorso anno, portò già le sette persone ad essere iscritte nel registro degli indagati, con perquisizioni anche in Comune e in Regione Lazio. I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frode nelle pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, sequestro di persona e maltrattamenti, fino all’esercizio abusivo di professioni, falso in atti pubblico, rivelazione di segreti d’ufficio ed abuso d’ufficio. Secondo gli inquirenti i gestori della Rsa, percependo una retta lorda mensile pro capite di 3.600 euro, avrebbero condotto l’attività, con la complicità di funzionari pubblici, per trarre il massimo lucro. L’indagine è scaturita dalla denuncia di un familiare di un degente, per presunti maltrattamenti, lesioni e percosse, seguita dal decesso sospetto di altri due ospiti. Dopo mesi di controlli, i militari avrebbero accertato una serie di deficienze, relative allo scarso personale, all’assenza di medici specializzati per l’effettuazione di visite e la somministrazione di terapie, ma soprattutto alle condizioni dei degenti. Si parla di varie forme di maltrattamento degli anziani, lasciati per ore legati a letto con lenzuola, legacci ed altri mezzi, o costretti sulle sedie a rotelle, privati di cure o di adeguato trattamento alimentare. Le attività tecniche hanno consentito di accertare poi che i gestori della clinica, con il favore di alcuni funzionari pubblici, erano in grado di conoscere con anticipo le ispezioni ed i controlli di ufficiali sanitari della Asl e dei carabinieri Tutela della Salute, garantendo nelle occasioni i pieni organici del personale infermieristico e medico. Lo stesso iter autorizzativo all’incremento della ricettività della Rsa, mediante la realizzazione di una nuova struttura, è risultato inficiato da attività illecite condotte dalla dirigente della Asl RmF.
Maltrattavano anziani in Rsa: 3 arresti
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