Roma Capitale

Metro C, il consorzio licenzia 117 impiegati

Le imprese costruttrici non credono che la linea andrà oltre la stazione di San Giovanni

Metro C Scpa licenzia tutti. E, se la procedura andrà avanti, potrebbe chiudere presto i battenti. Il Consorzio delle imprese appaltatrici, che si stanno occupando di realizzare la linea C della metropolitana, ha messo in mobilità tutti i 117 dipendenti del presidio romano di via dei Gordiani (10 operai e 107 impiegati). La decisione, presa dal soggetto composto da Astaldi, Vianini, Ansaldo, Cmb e Ccc, è stata notificata nei giorni scorsi ai sindacati di categoria ed è stata motivata con la forte incertezza sulle reali intenzioni del Comune che, a detta dei vertici del Consorzio, sembra non essere intenzionato a proseguire l’opera oltre San Giovanni. Almeno con questo appalto. D’altronde c’è più di un indizio a lasciare intendere che la Giunta Marino si sia arresa di fronte alle evidenti difficoltà tecniche ed economiche. Ieri la municipalizzata Roma Metropolitane ha confermato che da circa un anno il Campidoglio non mette un euro sui lavori in corso: «Del tutto inspiegabilmente – scrive la società comunale - il Dipartimento alla Mobilità ha bloccato il pagamento dei Sal (le fatture, ndr) determinando a favore del Contraente stesso la maturazione di consistenti interessi legali, con conseguenti responsabilità anche sul piano erariale». Ad oggi il Comune ha un debito di circa 200 milioni di euro verso il Consorzio: 115 milioni di euro per le fatture sui cantieri in essere, 71 milioni come maggiori costi derivanti dall’atto attuativo del settembre 2013 (su cui sta indagando la Corte dei Conti) e altri 14-16 milioni per l’assistenza al collaudo della linea Pantano-Centocelle. A questo va aggiunto che sempre da un anno il Comune non versa un euro a Roma Metropolitane e che l’intenzione, contenuta nel piano di rientro del Campidoglio legato al Salva Roma, è quello di superare la società e inglobarla in Risorse per Roma. D’altronde, ormai la matassa che avvolge la vicenda della Metro C è difficile da sciogliere. Per oggi è prevista una riunione del cda di Atac che riassegnerà al Consorzio i servizi accessori (vigilanza e manutenzioni) al collaudo dell’unica tratta pronta, quella fra Pantano e Centocelle, al costo di ulteriori 15 milioni di euro. Poi c’è il tema, sollevato da Il Tempo, della nomina del Responsabile dei Lavori per la Sicurezza, che ha amministrato ben 347 milioni di euro in opere per la sicurezza dei cantieri: l’art. 29 della convenzione del 2005 recita che questa figura doveva essere ricoperta ovviamente da parte pubblica, ma la municipalizzata ha regalato questa possibilità al Consorzio senza alcuna deroga, appellandosi soltanto ai cavilli della legge. «È una questione d’opportunità – spiega il presidente della Commissione capitolina Metro C, Maurizio Policastro – Trovo assurdo che il controllato sia il controllore di sé stesso. In ballo non ci sono bruscolini, chiederò chiarimenti ai vertici di Roma Metropolitane». Qual è il futuro della linea C? L’opera finora è costata «ufficialmente» 3,7 miliardi (ma in realtà i miliardi sarebbero quasi 5). Per mercoledì è convocata in Campidoglio una Commissione ad hoc, dove l’assessore capitolino, Guido Improta, chiarirà i suoi intendimenti. L’ipotesi, ancora sottaciuta, sarebbe quella di cercare di completare l’opera entro il 2015 fino a San Giovanni e poi di sciogliere il contratto. Solo dopo, eventualmente, si potrebbe pensare di formulare una nuova gara d’appalto ed arrivare almeno fino a Colosseo. Tutto ciò, mentre Marino e Improta ormai quasi tutti i giorni parlano di nuove linee tram.

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