Roma Capitale

Storia di uno studente stalker

Picchiatore seriale di professoresse. Si vendicava per i voti troppo bassi

«Se lo meritavano, mi hanno rovinato la vita». Con queste parole, contenute in una lettera, Silvio Ragone, ex studente della facoltà di fisica dell’università La Sapienza, ha motivato al giudice della settima sezione del Tribunale di Roma le ragioni che lo hanno spinto a perseguitare e picchiare una docente. Il ragazzo, trentaquattrenne originario di Altamura, sta affrontando un processo in cui è costretto a difendersi da due diverse accuse, stalking e minacce, sostenute dal procuratore Francesca Passaniti e dal pubblico ministero Loredana Carrillo. L’imputato avrebbe conosciuto la docente nel 2010. L’insegnante infatti, per un breve periodo, era stata assegnata al ragazzo come tutor, per aiutarlo in un progetto utile alla laurea. Dopo il conseguimento della tesi però, lo studente aveva ottenuto un voto inferiore a quello atteso. Nella mente di Silvio Ragone, la responsabilità del mancato 110 e lode sarebbe stata della docente. Così aveva iniziato a perseguitarla. Per i primi anni, si limitava a seguirla nelle diverse conferenze in cui l’insegnante esponeva i suoi lavori, al bar e nei corridoi della facoltà. Dopo le prime denunce della donna e gli ammonimenti della polizia, aveva anche inasprito i suoi comportamenti. Nel giugno del 2013 infatti aveva persino atteso la docente fuori dalla facoltà e aggredendola, l’aveva costretta a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso Umberto Primo. «Aggressione con percosse e schiaffi. Cinque giorni di prognosi», si legge nel referto stilato dai sanitari. Per nulla impaurito dalle denunce sporte dalla donna, l’imputato aveva continuato a perseguitare la vittima inviandole diverse mail. «Non mi fermerò finché qualcuno non farà giustizia, l’unica cosa che puoi fare è ritardare quel momento - aveva scritto il ragazzo in una mail inviata nel luglio del 2013 - Io a te non avevo fatto niente, hai creduto a cose che non hai visto e non avevi nessun diritto di comportarti come hai fatto. Dovresti chiedermi scusa come tanti altri - continuava - questa non è persecuzione, è pazienza, sto ancora aspettando che facciate il vostro dovere». L’insegnate continuava a ricevere mail quasi quotidianamente, specialmente dopo aver sporto denuncia: «La gente che pensa male di me continua ad aumentare - aveva scritto - invece di arginare la situazione continuate a lamentarvi. Se volete chiudere questa storia dovete risolvere i problemi che mi avete creato». Non ottenendo alcuna reazione, il giovane aveva iniziato a chiamare la docente. Tra l’agosto e il settembre del 2013, la donna aveva ricevuto oltre trecento telefonate, tutte dall’ex studente. Bigliettini insinuanti comportamenti scorretti della vittima venivano appesi alle pareti della facoltà del dipartimento di Fisica mentre le molestie verbali continuavano a disturbare l'insegnante a qualsiasi ora, anche in presenza di alcuni colleghi della donna. «Il 13 settembre - denuncia la vittima - la mia auto era parcheggiata regolarmente all’interno della città universitaria, di fronte al dipartimento di Matematica. Quando la sera sono andata a prendere l’auto - continua la donna - ho constatato che lungo tutta la fiancata sinistra erano presenti vistosi graffi. Lo stato d’ansia della docente continuava a crescere e le sue abitudini di vita, complice la paura per i reiterati comportamenti dell’imputato, erano totalmente sconvolte. Pedinamenti avvenivano sempre più frequentemente fino a quando, lo scorso 14 ottobre, l’insegnante aveva chiamato le forze dell’ordine. Gli agenti avevano così potuto arrestare l’uomo in flagranza di reato, con le mani nel sacco. Il giudice per le indagini preliminari aveva quindi disposto l’allontanamento del giovane da Roma. Ma la macchina della donna continuava a riportare danni e la presenza del ragazzo in facoltà si faceva sempre più pressante. Quando anche gli agenti presenti all’università lo avevano allontanato, il ragazzo aveva spostato le sue attenzioni su un’altra docente, residente a L’Aquila. Anche quest’insegnante aveva denunciato l’accaduto e così, ieri, il processo nei confronti del giovane è stato rinviato in attesa che questi nuovi atti vengano acquisiti. «Spetta ai medici stabilire la personalità del ragazzo - ha affermato l’avvocato che difende la donna, Simonetta Criscito - La sua personalità e i suoi atteggiamenti appaiono dettati da un comportamento misogino. Le sue condotte sono state certamente lesive della reputazione e della dell’immagine della mia assistita».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.