Roma Capitale

Il suo corpo 8 ore a terra sotto gli occhi dei vicini

Vincenzo Bisbiglia E’ rimasto per ben otto ore sul pavimento del cortile, in una pozza di sangue e con il cranio fracassato, il corpo di Gioia Z., la donna 47enne, madre di 4 figli, che ieri si è...

E’ rimasto per ben otto ore sul pavimento del cortile, in una pozza di sangue e con il cranio fracassato, il corpo di Gioia Z., la donna 47enne, madre di 4 figli, che ieri si è tolta la vita gettandosi dal superattico dell’elegante complesso dei Villini Niccodemi, in zona Bufalotta-Vigne Nuove. Dalle 10.45, ora del suicidio, fino alle 18.50, quando finalmente la polizia mortuaria è riuscita a inviare il carro funebre per portar via il cadavere, nonostante il magistrato abbia dato il via libera intorno alle 13.00. Un’attesa eccessiva che ha mandato su tutte le furie i residenti del complesso e gli amici di famiglia della vittima, oltre agli agenti di polizia ed agli operatori del 118 accorsi sul posto. Questi ultimi sono stati visti letteralmente imprecare al telefono. «E’ una vergogna - racconta una vicina, molto amica della donna - hanno segregato in casa i figli oltre ad aver tenuto in ostaggio tutto il parco. Un cadavere lasciato a terra per 8 ore, fra sangue e materia celebrale, mentre qui passavano famiglie e bambini. Ma in che mondo viviamo? Almeno un po’ di dignità per questa donna, questa famiglia». Appena terminate le operazioni di routine, intorno alle 13, il corpo è stato coperto alla buona con delle buste di plastica legate ad una siepe. «Dicevano che c’è un solo carro in tutta Roma e che non era disponibile - prosegue un’altra vicina - Qualcun altro che era andato perso il fax. E’ assurdo. E quelle creature (il figlio di 11 anni e le figlie di 16, 18 e 20 anni, ndr) che si affacciavano dal balcone e vedevano la madre morta. Anche i poliziotti si sono arrabbiati, ma non hanno potuto fare nulla». Solo poco prima delle 19 il cadavere è stato portato via. La rabbia per l’incredibile disservizio e disperazione per la fine di Gioia. Sul posto sono accorsi i vicini di casa, tanti compagni di classe dei figli e anche alcuni amici e colleghi del marito, M.C., un noto odontoiatra della zona. «Erano come la famiglia del Mulino Bianco, innamoratissimi», racconta una vicina di casa, sua coetanea. «Era una donna solare, sempre sorridente – ricorda – Faceva teatro e sfilate, era un’artista a tutto tondo. Si faceva i vestiti da sola, ed erano bellissimi. Anche lei era stupenda». Gioia non lavorava, era casalinga. Con loro anche due pastori tedeschi, che un collaboratore del marito porta a spasso. E’ lui, insieme a una vicina, che ha visto Gioia lanciarsi dal superattico del loro appartamento all’ultimo piano. «Ha detto "mi butto", ha urlato e si è lanciata a volo d’angelo, di schiena, cadendo a terra di testa». Ma qualche problema in famiglia, a quanto pare, c’era. E non certo di natura economica. Sia un compagno di scuola di una delle figlie che un amico del marito hanno confermato la tesi dei frequenti litigi avvenuti nell’ultimo periodo. Uno sarebbe avvenuto la sera prima del suicidio, tanto che il bambino 11enne si sarebbe lamentato con una vicina di casa. L’episodio chiave, però, potrebbe essere l’altro, quello avvenuto ieri mattina: un’altra litigata, appena un quarto d’ora prima della tragica decisione della donna. «Ma chi è sposato lo sa, sono cose che possono starci in un matrimonio», dicono i "bene informati". Solo che Gioia evidentemente non ha retto la tensione, ha attaccato il telefono, ha scritto un biglietto di addio, è salita in terrazzo e si è lanciata nel vuoto. Sotto gli occhi dei quattro figli accorsi sul balcone.

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