Roma Capitale

Metro C nella bufera tra ritardi e carte bollate

Il centro di Roma chiude al traffico, ma le infrastrutture che dovrebbero aiutare i romani a raggiungere il cuore della città non ci sono ancora. In particolare, sono gli eterni ritardi sulla Metro C....

Il centro di Roma chiude al traffico, ma le infrastrutture che dovrebbero aiutare i romani a raggiungere il cuore della città non ci sono ancora. In particolare, sono gli eterni ritardi sulla Metro C. Iniziata nel 2007, dopo sospensioni, contenziosi ed extracosti, secondo il cronoprogramma stilato 10 mesi fa l’opera dovrebbe arrivare entro il 2024 fino a Piazza Venezia. Ma dopo nemmeno un anno, siamo già in ritardo. Ben che vada, entro il 2014 verrà aperto il tratto da Pantano a Centocelle, mentre forse bisognerà aspettare il 2015 per vedere arrivare i moderni convogli «driverless» fino a Piazza Lodi (per quella data era atteso il taglio del primo vero "traguardo" fino a San Giovanni). Tutto ciò nonostante l’atto attuativo firmato nel settembre 2013, che introduceva penali e "tempi certi”. Complice dei ritardi la bufera scoppiata nel triangolo fra il Campidoglio, la società comunale Roma Metropolitane e il Consorzio di imprese costruttrici Metro C Scpa. In mezzo, contenziosi per centinaia di milioni di euro e interessi diffusi. Ora l’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, ha deciso di azzerare il cda della municipalizzata, con cui da almeno 4 mesi i rapporti sono inesistenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato il decreto ingiuntivo per 49 milioni che Roma Metropolitane ha fatto recapitare il 10 maggio scorso in Campidoglio, cifra da ricondurre a un lungo elenco di fatture emesse dal Consorzio delle imprese (Vianini, Astaldi, Ansaldo, Ccc, Cmb) nel corso dei mesi. Ma si parla anche di un conflitto d’interessi che riguarda il Responsabile dei Lavori: nominato da Roma Metropolitane, infatti, fa parte dello stesso Consorzio Metro C. Per capirci, parliamo della figura che firma i Sal (l’erogazione dei pagamenti alle imprese) e controlla l’operato delle imprese affidatarie e sub affidatarie. Una pratica consentita per legge, ma che mette il Consorzio in una posizione di netto vantaggio. Poi c’è il fatto che proprio da Roma Metropolitane è partita l’indagine della Corte dei Conti che mette sub judice l'accordo del 9 settembre 2013 voluto da Improta, a causa di 71 milioni di extra-costi non previsti dai fondi governativi. Soldi che ad oggi Roma Metropolitane o il Campidoglio devono garantire in qualche modo al Consorzio. «Ci sono varie opzioni sul campo – ha detto Improta - dalla revoca dei vertici alla fusione con Risorse per Roma. Così non si può andare avanti».

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