Il dipartimento Politiche sociali non mette a bilancio i fondi, Risorse per Roma apre le procedure di mobilità per i 78 lavoratori assunti a tempo indeterminato che si occupano della sicurezza all’interno dei campi nomadi. «Una doccia fredda» per questi dipendenti che nonostante le mansioni critiche sono stati incredibilmente inquadrati, sotto il profilo contrattuale, come semplici addetti alle pulizie, ed anche un problema di ordine pubblico considerate le condizioni ormai disastrose all’interno dei villaggi attrezzati della capitale, dove criminalità e impunità viaggiano di pari passo. La comunicazione dell’apertura della procedura di mobilità da parte di Risorse per Roma, società a totale partecipazione comunale, è di mercoledì: «Con nota del 19/06/2014 - si legge - Roma Capitale, dipartimento Politiche sociali, ha comunicato a questa società che in considerazione delle risorse economiche assegnate in bilancio non sarà possibile provvedere al prolungamento tecnico dell’affidamento», quindi «Risorse per Roma ha intenzione di procedere a licenziamenti per riduzione di personale». Come spiega anche il presidente di Risorse, Domenico Kappler, non si ravviserebbe «la possibilità di riqualificare sul piano professionale questi operatori, per poterli destinare ad altri servizi. La procedura di mobilità si spiega con la mancata assegnazione di fondi per continuare il servizio, circa 200mila euro mensili, spese che non possono essere sostenute direttamente da Risorse per Roma». Queste figure professionali entrano nella squadra di Risorse per Roma nel febbraio 2012, al bando per la selezione di 77 addetti «al servizio di portierato e monitoraggio nei villaggi» segue il primo affidamento da parte del Comune di Roma per un periodo iniziale di dodici mesi. Assurda la tipologia di inquadramento professionale, «imprese di pulizia per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi», ribadita anche nella lettera che annuncia la mobilità, quando nei fatti il personale si ritrova esposto ad ogni genere di pericolo come dimostrano anche le ultime aggressioni: «Dobbiamo effettuare le ricognizioni nei villaggi senza neanche uno strumento di difesa - si sfoga Claudio Bigioni, uno dei dipendenti per i quali si è aperta la procedura di mobilità - Ora alla beffa del contratto da addetti alle pulizie che ci hanno fatto firmare, già penalizzante anche a fini pensionistici, ci lasciano in mezzo alla strada quando per primo il sindaco Marino aveva assicurato che nessun dipendente delle società afferenti al Comune di Roma sarebbe stato allontanato». Si chiede, almeno, «una riqualificazione per poter essere destinati ad altre mansioni, o una ricollocazione». Ora, l’ultimo affidamento del servizio scade tra pochi giorni, lunedì, sul piano pratico - come prevede la normativa nei casi di apertura della mobilità - dovranno trascorrere altri 45 giorni entro i quali il Comune potrebbe risolvere il problema, in alternativa dal 1 luglio «non possiamo inviare, anche per ovvie ragioni di sicurezza, i nostri operatori all’interno dei campi nomadi», conclude Kappler. Dall’assessorato fanno solo notare che della "crisi economica" che sta investendo il sociale se ne parlerà proprio oggi nel corso di un consiglio straordinario.
Campi nomadi senza vigilanti. Si torna nel caos
Niente soldi per la sorveglianza. Risorse per Roma apre la procedura di mobilità per 78 addetti
