I medici obiettori che lavorano nei consultori familiari si sentono discriminati anzi calpestati dal decreto «Rete della Salute della Donna, della Coppia e del Bambino: ridefinizione e riordini delle funzioni e delle attività dei Consultori Familiari» a firma del presidente Nicola Zingaretti in qualità di Commissario ad Acta per la Sanità della Regione Lazio. «È un provvedimento gravissimo che viola palesemente la legge 194/78, in merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza fra i medici ginecologi» dice Olimpia Tarzia, presidente del Movimento PER Politica Etica Responsabilità e Vicepresidente della Commissione Cultura. La parte incirminata riguarda il passaggio in cui si stabilisce «che il personale obiettore operante nel Consultorio Familiare, pur non essendo coinvolto materialmente nella pratica dell'aborto, è obbligato comunque a partecipare alla redazione delle certificazioni e delle autorizzazioni che la precedono» continua Tarzia. E in effetti a pagina 6 si legge che i medici obiettori nei consultori «non sono coinvolti nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza» e che la legge 194/78 2011-2012 «riguarda solo gli operatori impegnati in questa pratica denominata IGV ». Di conseguenza il personale del Consultorio ha solo il compito "burocratico" «di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG». Ma la questione non finisce qui. Perchè nel decreto poche righe dopo si legge che per lo stesso motivo «il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D.(lntra Uterine Devices)». « Altrettanto inquietante - continua Tarzia - questa parte del decreto che impone al personale medico obiettore del Consultorio la prescrizione di varie pillole abortive e all'applicazione di sistemi meccanici, quali la spirale anch'essa abortiva». Secondo Tarzia il provvedimento di Zingaretti si pone invece in cotrasto aperto con la legge 194/78 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. «Pur essendo una legge ambigua e, a mio giudizio, profondamente ingiusta, sul tema dell'obiezione di coscienza è molto chiara - precisa la Tarzia - laddove all'art.9 stabilisce esplicitamente che il personale sanitario non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (dove per l'appunto si disciplina il processo di certificazione e autorizzazione che precede l'aborto stesso) e agli interventi per l'interruzione della gravidanza, qualora sollevi obiezione di coscienza e ciò vale, evidentemente, per analogo motivò anche per la prescrizione di sostanze o sistemi meccanici che procurano l'aborto». Quindi il decreto Zingaretti, oltre che calpestare un fondamentale diritto «di singoli medici-cittadini» di sollevare obiezione di coscienza, si pone illegittimamente in contrasto con una legge nazionale. Per questo - conclude Tarzia «presenterò domani (oggi per chi legge ndr) un'interrogazione in Consiglio Regionale, al fine evidenziare i profili di illegittimità presenti nel decreto e chiederne quindi l'immediata revoca».
I medici obiettori contro Zingaretti
Devono certificare le domande di aborto e dare la pillola del giorno dopo
