Location di fiction tv, e terra di nessuno. La doppia faccia dei padiglioni dismessi del San Camillo Forlanini, un patrimonio immobiliare abbandonato, dove i più forti, tra i disperati, fanno il bello e il cattivo tempo, come dimostra il cunicolo scavato per entrare nell’ex istituto di microbiologia, vicino al parcheggio dell’uscita, diventato la tana del branco di romeni, quattro uomini e due donne, che hanno adescato con un tranello la 19enne prostituta romena. Lei aveva annusato l’affare: 150 euro per un rapporto. Ma è finita in trappola. E dietro al "capo" della banda, se le indagini lo confermeranno, potrebbe esserci il filo conduttore del racket dei giacigli nei padiglioni in disuso, "affittati" a 50 euro al mese, agli immigrati in cerca di un tetto per la notte. Proprio uno di loro, un bengalese, aveva raccontato a Il Tempo , nel marzo scorso, dettagli sulla compra-vendita di giacigli notturni. Soldi in cambio di qualche ora di sonno "in pace". Invece alla giovanissima romena sono toccate le sevizie. Rimorchiata a viale Marconi, ha raccontato di essere arrivata in taxi fino alla stazione di Trastevere con uno dei suoi aguzzini. Il resto della strada a piedi, su circonvallazione Gianicolense, fino al San Camillo Forlanini. E proprio la stazione di Trastevere era stata indicata come il quartier generale del capo della banda degli estortori di pizzo in cambio di un giaciglio. Un indizio o solo una coincidenza, che comunque ci riporta al racconto della nostra gola profonda, un bengalese, che aveva parlato di «un tale - aveva detto - che di solito sta alla stazione Trastevere». L’uomo, uno straniero, era stato descritto come un tipo violento e dai mezzi spicci. «Beve - aveva proseguito il bengalese - fa capire che è lui che comanda in zona, insomma fa il cattivo. Se cerchi un posto dove dormire e stare al caldo, se sei stufo della strada, specie quando fa freddo, ti rivolgi a lui. Sembra che abbia il controllo dei posti sicuri in zona». Però tutto ha un costo. «Devi pagare - aveva continuato il bengalese - se dai quanto chiede tutto fila liscio: sborsi 50 euro al mese e lui ti rimedia un angolo al San Camillo Forlanini». Di ambienti disponibili nella prima azienda ospedaliera romana ce ne sono tanti. «Due terzi dei padiglioni del Forlanini sono in disuso - conferma il neo direttore generale Antonio D’Urso, arrivato da meno di un mese - al San Camillo l’ex istituto di microbiologia e il padiglione Monaldo, entrambi con porte e finestre murate». Ma non basta. «Ho chiesto alla vigilanza maggiori controlli, ma - dice convinto - per il governo del territorio serve di più». Per questo il dg ha chiesto alla direzione della Regione Lazio di «riattivare la ristrutturazione». Otto i padiglioni del Forlanini che rischiano l’invasione: I, II, III, VI, VII, XI, XII e XIII. Tra sgomberi e nuovi arrivi, un anno fa, in una delle gallerie dove "alloggiano" i barboni, qualche romeno ha approfittato del varco per portarsi via 200 metri di cavi di rame, mandando in tilt l’alimentazione elettrica circoscritta alla Tac e alla Radiologia. I tecnici della manutenzione non hanno trovato segni di forzatura: i malviventi avevano le chiavi del lucchetto. All’epoca l’associazione Binario 95 aveva censito 25 disagiati, cui portava coperte e pasti caldi. Il numero è raddoppiato. C’è chi ci lucra sulle nuove povertà. Gli ospedali diventano hotel. E i furti in corsia sono aumentati del 30%.
Stupri e «pizzo» nei padiglioni okkupati
Varchi aperti a picconate negli edifici dismessi con porte e finestre murate
