Roma Capitale

Auselda, la burocrazia chiude la più antica società informatica

Grazia Maria Colettig.coletti@iltempo.it Potrebbe svanire come una bolla di sapone, la boccata d’ossigeno legata alla proroga di un contratto biennale da 12 milioni l’anno con il ministero dell’Agr...

Potrebbe svanire come una bolla di sapone, la boccata d’ossigeno legata alla proroga di un contratto biennale da 12 milioni l’anno con il ministero dell’Agricoltura. E la sola causa sarebbero le improvvise dimissioni del commissario giudiziale alla vigilia della firma per il rinnovo della fornitura. È l’incredibile vicenda di Auselda, la più antica società informatica di Roma, dal 1969 attiva nel settore dei servizi informatici, soprattutto per il Ministero dell'Agricoltura. Da tre anni ha i conti in rosso, che hanno fatto vivere ai suoi dipendenti prima la solidarietà, poi la cassa integrazione e l’incubo mobilità. «Ma se ora si rischia la chiusura - dicono un gruppo di dipendenti, Alessandro, Marco, Marcello e Rosanna, che giovedì hanno manifestato insieme a 200 colleghi di fronte al ministero dello Sviluppo economico - è solo a causa della burocrazia». Lunedì, promettono, «torneranno a riunirci sotto la sede di Agea (l'Agenzia che eroga fondi Ue agli agricoltori ndr.) per chiedere al neo commissario straordinario, Stefano Antonio Sernia di differire la firma del contratto Agea/Sin e di adoperarsi per il superamento di questa condizione di folle burocrazia». La vicenda, la raccontano sempre loro. Dal 7 febbraio Auselda è stata dichiarata insolvente dal Tribunale Civile, ma il commissario giudiziale, incaricato di studiare il caso ha espresso parere favorevole all’accesso di Auselda all’amministrazione straordinaria, condizione che, seppure finalizzata alla vendita dei complessi aziendali, avrebbe reso immediatamente disponibili crediti dell'azienda congelati da pignoramenti. Il Tribunale Fallimentare ha rinviato al 15 luglio il termine per la concessione dell’amministrazione straordinaria ovvero per il fallimento dell’azienda, assegnando al commissario giudiziale la gestione dell’azienda per le attività necessarie alla stipula del rinnovo del contratto Sin/Rti per il biennio ’14-’16. Un contratto vitale per la sopravvivenza stessa di Auselda. Ma una settimana fa il colpo di scena. Il commissario giudiziale «si è dimesso», e «senza spiegazioni». «L’azienda - concludono i lavoratori - sarà impossibilitata a prestare la controgaranzia necessaria per sottoscrivere il nuovo contratto (una specie di caparra da 3 milioni di euro) con la prevedibile ripercussione della perdita del contratto e dell’inevitabile conseguente fallimento».

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