Roma Capitale

Sulla Multiservizi si rischia di «licenziare» anche la politica sociale

Sono scesi in centinaia in piazza del Campidoglio, nonostante l’afa, nonostante il tentativo dell’assessore alla Scuola Cattoi di rassicurare i lavoratori della Roma Multiservizi, nonostante ieri in...

Sono scesi in centinaia in piazza del Campidoglio, nonostante l’afa, nonostante il tentativo dell’assessore alla Scuola Cattoi di rassicurare i lavoratori della Roma Multiservizi, nonostante ieri in Assemblea capitolina praticamente tutti gli esponenti politici, anche della maggioranza, abbiano espresso solidarietà e chiesto spiegazioni alla giunta. L’annuncio di qualche giorno fa dell’assessore Cattoi di non aver rinnovato il contratto con la Multiservizi, in scadenza il 31 luglio, e di aver affidato l’appalto al consorzio Cns ha giustamente gettato nel panico migliaia di famiglie. La conferma poi che l’amministrazione abbia «ceduto» i servizi a un consorzio esterno senza neanche sapere quanti dipendenti conti ad oggi la Multiservizi non solo non aiuta ma spinge sempre più verso il baratro. E sì perché nonostante ieri il sindaco Marino sia stato «costretto» a intervenire facendo quasi un appello a «cessare di esasperare gli animi dei dipendenti preoccupati per il proprio futuro» e sostenendo che «l’amministrazione sta lavorando quotidianamente per salvaguardare i livelli occupazionali di chi oggi è assunto alla Multiservizi», è difficile convincere migliaia di operatori che «nulla cambierà». Le ipotesi, perché di queste pericolosamente si parla, indicano strade diverse: meno ore, mezzo stipendio e pochissime speranze per quasi 200 cuochi. La reazione dei diretti interessati è stata immediata, ieri mattina l’assenza dei bidelli in asilo a Cinecittà ha costretto le mamme a riportare i figli a casa. È l’orgoglio di chi, nonostante una vita difficile e uno stipendio bassissimo (la media è di 800 euro al mese), non vuole, giustamente, mollare. E sì, perché anche nella vicenda della Multiservizi, il sindaco «marziano» ha sottovalutato un aspetto sostanziale della società. La Multiservizi è infatti figlia della sinistra da cui proviene lui e la sua giunta. Nata per recuperare i lavoratori socialmente utili, aborto normativo dei primi anni Novanta, lavoratori in mobilità, in disoccupazione o, come nel caso degli ex dipendenti del Cinodromo, lasciati per strada per liberare una struttura poi occupata da un centro sociale. Si tratta di persone con una vita difficile ma che hanno avuto la forza di ricominciare adattandosi a tutti i lavori, giardinieri, bidelli, cuochi, guardiani di musei, spazzini delle spiagge. «Venderli» così significa rinnegare storia, valori e cultura di una sinistra «sociale»; umiliarla a fredda matematica. Ieri è stato il primo giorno da assessore al Bilancio per Silvia Scozzese, un’altra «tecnica» al posto dell’ex Morgante. Si parla già della «signora dei tagli». Amministrare una città tuttavia non è solo tecnica. E questo, quei pochi assessori politici che siedono in giunta dovrebbero ben saperlo e, forse, far sentire un po’ di più il cuore della città e non solo un portafogli che poi, amaramente, risulta sempre un po’ bucato. Ma sempre da una parte sola.

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