Egregio Direttore, La presente in nome e per conto del sig. Giancarlo Abrizi, Presidente del Dopolavoro Atac, in proprio e nella qualità, per significarLe quanto segue. Nel quotidiano del 31 maggio 2014 è apparso in prima pagina, con successivo approfondimento a pag. 2 e 3, un articolo, intitolato «Parentopoli Atac, ecco tutti i nomi». Nell’articolo si riferiva che una serie di soggetti sono stati assunti nell’azienda Atac unicamente in virtù di legami parentali. Costoro, assunti con mansioni operative di autisti e/o controllori, lungi dallo svolgere quelle attività, sono stati poi «imboscati» in ruoli d’ufficio. Si precisava, inoltre, che questi ("privilegiati" erano accumunati in gran parte del possesso di una tessera sindacale, cui evidentemente si attribuiva la loro assunzione e la loro progressione di carriera. A pag. 2 e 3 veniva quindi pubblicato un elenco nominativo dei cosiddetti «raccomandati ed imboscati», con indicazione dell’ufficio di attuale adibizione. In tale elenco figura il nominativo del sig. Giancarlo Abrizi, mansione di assunzione «autista», attuale mansione «operatore di esercizio» unità organizzativa Dopolavoro Atac. Tutte queste affermazioni riferite al sig. Abrizi sono assolutamente non veritiere, ed offensive per lui e per il Dopolavoro che egli attualmente presiede. Orbene, il sig. Abrizi ha superato un regolare concorso nel 1975. Non è stato quindi assunto in virtù di alcuna parentela, ma semplicemente per essere risultato vincitore di una procedura selettiva. Egli è stato assunto come autista e, difatti, ha svolto proprio quel compito per ben 22 anni. L’incarico di autista è stato abbandonato quando ha assunto le funzioni di consigliere d'Amministrazione entrando a far parte dell’esecutivo di questo sodalizio. La carica di Consigliere d'Amministrazione non è stata ottenuta in virtù di raccomandazioni, ma per essere stato eletto dai soci di diritto del Dopolavoro - ossia i dipendenti Atac medesimi - con regolari elezioni. La carica elettiva, ovviamente, è soggetta a conferma da parte dei soci e, quindi, ad ogni passaggio assembleare il sig. Abrizi potrebbe essere chiamato ad interrompere la Sua attuale attività. Alla luce di tutto ciò l’articolo in oggetto ha attribuito al sig. Abrizi fatti non veri, e la cui falsità era facilmente verificabile, e lo ha apertamente diffamato, definendolo «raccomandato» ed «imboscato».
Atac, nessun privilegio al dopolavoro
Egregio Direttore,La presente in nome e per conto del sig. Giancarlo Abrizi, Presidente del Dopolavoro Atac, in proprio e nella qualità, per significarLe quanto segue. Nel quotidiano del 31 maggio...