Roma Capitale

La spinta in più che viene dai laici

Associazioni decisive per affrontare le difficoltà del quartiere

Ai più è famoso per la citazione nel film di Nanni Moretti «Caro Diario». Erano gli anni dell’utopia urbanistica dei quartieri cittadini indirizzati dalla mano dell’uomo nelle proprie linee di espansione. Spinaceto, al sud nella periferia di Roma, tra Mezzocammino e Tor de’ Cenci, che anno dopo anno ha visto crescere il numero delle famiglie, arrivando a più di 3.000 abitanti, di cui quasi 2 mila stranieri, sorse così: un quartiere studiato a tavolino, prima area «dormitorio», poi rinato come zona commerciale. Gran parte della popolazione è oggi formata da persone di classe media. E la sua parrocchia, intitolata a San Giovanni Evangelista, istituita il 1° ottobre 1969 e affidata ai Figli dell’Amore Misericordioso, fu inaugurata nell’80 dalla visita di Giovanni Paolo II. Prima dell’attuale edificio, realizzato dagli architetti Lafuente e Rebecchini, la chiesa era un piccolo prefabbricato, freddo e disadorno, posto nel centro del quartiere in un campo spesso reso fangoso dalle piogge. Oggi comprende pure due cappelle. E la comunità dei Padri continua ad occuparsi della pastorale, accogliendo nella propria Casa, in virtù della loro specifica dedizione al clero, sacerdoti stranieri sbarcati nell’Urbe per completare studi di laurea o di dottorato nelle varie università pontificie. Il parroco padre Antonio Garofalo, 21 anni di insegnamento alle spalle al Liceo classico Plauto, vive qui da oltre 30 anni: «Ogni settimana insieme alla Caritas portiamo a casa di una sessantina di famiglie indigenti una busta con la spesa». È una delle attività messe su dalla parrocchia nel campo del sociale in un quartiere con ancora notevoli difficoltà, accentuate dalla crisi, che comunque da quando è sorto ha visto cambiare molte cose. Si è espanso sia verso via Pontina che verso via Cristoforo Colombo, costituendosi, di fatto, come una città satellite di media grandezza, dove i servizi sono migliorati e con essi la qualità della vita. L’integrazione di questo lembo cittadino è passata attraverso l’istituzione di una rete civica, che trova nell’associazionismo organizzato un valido partner per la costituzione di comitati locali, di iniziative mirate, proposte culturali e sociali per la salvaguardia, il controllo e l’organizzazione del territorio, impegnate in un lavoro di comunicazione e sensibilizzazione della cittadinanza che si sta dimostrando strategia vincente soprattutto nel settore della tutela dell’ambiente ed il rispetto delle aree verdi storiche. Catechesi su vari livelli, gruppi di preghiera e gli Scout, presenti dal 1969, che vanno per la maggiore: branco, reparto e clan; bambini e giovani. «I problemi che interessano maggiormente l’area sono legati ai trasporti e alla carenza di asili nido» spiega ancora padre Antonio. Eppure le scuole sono il punto di forza, partendo da due licei storici, il classico Plauto e lo scientifico Majorana. Professori, docenti, e anche gli allievi qui ci mettono una marcia in più: l’orgoglio della vita di periferia. «La parrocchia è attiva nel quartiere, si fa quel che si può per essere un punto di riferimento». Il lavoro metodico e capillare realizzato pazientemente dai Padri e dalle Suore ha dato dei buoni frutti, soprattutto in gruppi di vario genere che costituiscono «la speranza di crescita della comunità parrocchiale». Tra questi ci sono i Laici dell’Amore Misericordioso che cercano di offrire il loro specifico servizio alla chiesa, nella catechesi, nella Caritas e tramite la visita a persone anziane o malate, «con il desiderio di essere in questa realtà segni tangibili di bontà e di grazia».

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