Il piano triennale di rientro imposto dal Salva Roma, «è pronto». Ad annunciarlo il sindaco Marino che lo presenterà stamane a Silvia Scozzese, la delegata della Anci che a questo punto dovrebbe ricevere oggi stesso, la nomina ad assessore al Bilancio. Una tempistica quasi pefetta, si direbbe, con la presentazione dell’ultimo rapporto dell’associazione 21 luglio sui campi nomadi capitolini, annunciata per giovedì. Da un’anticipazione fornita dall’Adnk il nuovo dossier conferma cifre record e getta ombre sul «vasto indotto» che si muove intorno alla gestione dei campi nomadi, non senza sottolineare come Roma da quando, nel 1994, fu costruito il primo campo nomadi, sia la città che più delle altre ha investito risorse umane ed economiche nella realizzazione del «sistema campi». Ma quanto costa segregare, concentrare e allontanare i rom? «A Roma, nel solo 2013, oltre 24 milioni di euro. È il dato, emblema del fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel «sistema campi», che emerge dal rapporto «Campi Nomadi spa». L’Associazione 21 luglio intende portare allo scoperto «i costi reali del sistema, analizzando nei dettagli ogni singola voce di spesa relativa alla gestione degli otto villaggi della solidarietà e dei tre centri di raccolta rom e alla conduzione delle operazioni di sgombero degli insediamenti informali». Il rapporto intende fare luce «sul vasto indotto che si muove attorno alla gestione dei campi rom e che si alimenta attraverso l’erogazione di finanziamenti a pioggia, regolati in buona parte da affidamenti diretti, a più di 30 attori del terzo settore per la gestione di servizi assistenziali che quasi mai prevedono progetti di inclusione sociale». All’elenco dei costi del sistema campi, viene poi affiancata una comparazione «tra buone prassi di superamento dei campi nomadi in due città italiane e le politiche praticate nella città di Roma nel 2013». Il rapporto si conclude poi con la presentazione di una proposta concreta per superare la politica dei campi nella città di Roma «attraverso il coinvolgimento di cittadini rom e non rom in emergenza abitativa». Un tema, quello dei nomadi, che ha caratterizzato ogni amministrazine da vent’anni ad oggi. I primi campi con Rutelli appunto, i «villaggi della solidarietà» con Veltroni, il «piano nomadi» con Alemanno. E Marino? Alle prese ora con una manovra di bilancio complessa e un piano di rientro che imporrà ulteriori sacrifici ai romani sarà difficile spiegare la spesa di 24 milioni di euro per la gestione di campi che, a onor di cronaca, hanno ben poco di civile. Le associazioni, non tutte a dire il vero, chiedono il superamento urgente del campo nomadi per coniugare integrazione e anche un’ottimizzazione della spesa che appare sinora latente. Farlo in un momento di crisi e con un bilancio in vista di aumento delle tasse e licenziamenti sembra davvero una missione impossibile.
La «Campo nomadi spa» vale 24 milioni
Sotto i riflettori l’indotto e le spese per gli otto villaggi della solidarietà e i tre centri raccolta
