Roma Capitale

Furti, scippi e spaccio Così il crimine straniero ha messo il turbo

La polizia ha arrestato 40 persone in 7 giorni 27 sono stranieri. Il loro forte sono le rapine

Rapinatori, ladri, spacciatori, violenti, nella maggior parte dei casi clandestini. Abbiamo monitorato per una settimana il lavoro degli agenti della Polizia di Stato, raccolto numeri e dati per tentare di fotografare il «fattore straniero» sull’incidenza dei reati commessi nella Capitale. I risultati confermano a pieno lo scopo della ricerca e cioè dimostrare come gli stranieri che gironzolano nella Capitale facciano impennare il numero dei reati commessi ogni giorno nella Citta Eterna. Questa fotografia supera di gran lunga un altro dato, e cioè l’incidenza degli immigrati nelle carceri italiane, dove un "galeotto" su 3 è straniero. Nella Capitale, invece, su 40 persone arrestate nell’arco di una settimana dagli agenti dei commissariati e della Squadra Volante, ben 27 sono stranieri. Più della metà. Sono "complici", insieme alla crisi, dell’impennata, dal 2011 ad oggi, del numero di episodi criminali riguardanti reati predatori. Gli stranieri sono specialisti nei furti e nelle rapine, spesso manovalanza dei gruppi criminali per lo spaccio di stupefacenti. I numeri, del resto, parlano chiaro: di queste 40 persone arrestate, 10 sono state giudicate colpevoli di rapine. In questo caso, la metà degli arrestati sono cittadini stranieri. Per il reato di spaccio gli agenti di Ps ne hanno "pizzicati" 9. E di questi nove, 6 sono gli stranieri sorpresi a vendere dosi di stupefacenti. Tre, invece, le persone finite in manette per lesioni ai danni di un pubblico ufficiale. Due non sono italiani. Le restanti sei presone sono state arrestate per violazione di domicilio, atti persecutori, ricettazione, estorsione, evasione e tentato omicidio. E abbiamo elencato solo i gli arrestati. Ma solo se aggiungessimo anche gli stranieri fermati e poi denunciati nel corso della stessa settimana (in una settimana la polizia ha denunciato all’autorità giudiziaria 110 persone ) e moltiplicassimo il dato per i numeri messi insieme dalle altre forze dell’ordine, solo così ci si renderebbe conto della vera emergenza immigrazione, sia quella comunitaria, che extracomunitaria, con cui deve fare ogni giorno i conti la Capitale. Ma il lavoro, per la polizia di Stato, è solo all’inizio. Perché se una parte degli arrestati finisce dritta in carcere, per gli stranieri fermati e denunciati, potrebbe invece aprirsi un percorso molto più tortuoso che inizia con l’identificazione e potrebbe finire con il rimpatrio. Per i casi dei clandestini (la maggior parte) di chi al momento del fermo non ha con sé documenti d’identità o non ha titolo per stare in Italia, si aprono le porte di uno dei 13 Cie (centro d’identificazione ed espulsione, ndr). Un percorso a ostacoli, quello dal Cie al rimpatrio, soprattutto per gli uomini dell’Ufficio della Prefettura che seguono, nella sola Provincia di Roma, circa 10mila casi l’anno. Dal 2010 ad oggi, gli stranieri accompagnati negli uffici di Tor Sapienza per l’identificazione, sono stati quasi 43 mila. E agli agenti di polizia può capitare di dover "lavorare" su casi di clandestini già rimpatriati, oppure di aggiunger nuove carte a faldoni già pesantissimi, come quello di un marocchino fermato e identificato 80 volte, in Italia dal ’96, pluripregiudicato. Oppure trovarsi davanti al caso di una nomade, classe ’85, fermata e fotosegnalata 130 volte, che ogni volta aveva fornito un diverso alias, tra cui quello di Madonna.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.