Potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati Raffaele Puzone, il supertestimone che con le sue dichiarazioni ha aiutato la procura di Roma a ricostruire le dinamiche di quel pomeriggio del 3 maggio scorso, quando un gruppo di pseudo tifosi della Roma aggredì i supporters del Napoli prima della finale di coppa Italia tra la squadra partenopea e la Fiorentina. Durante l’incidente probatorio di ieri infatti, Puzone ha cambiato, seppure di pochissimo, la sua versione dei fatti già raccontata nei giorni scorsi agli inquirenti, cosa che ha portato il Gip Ebner a sospendere momentaneamente l’udienza per consentire a Puzone di nominare un legale che lo assistesse durante l’udienza. Udienza chiusa pochi minuti dopo visto che Puzone, che rischia di essere indagato con l’accusa di rissa aggravata (così come era successo con i tre tifosi napoletani colpiti dai proiettili 7,65), si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dieci metri: questa la differenza tra la versione raccolta dagli investigatori nei momenti immediatamente successivi agli scontri e quella rilasciata dal testimone nell’aula di piazzale Clodio. Dieci metri che, nella nuova versione fornita da Puzone, avrebbero separato il tifoso del Napoli dalla baraonda seguita all’aggressione del gruppo di romanisti al corteo di napoletani. Dieci metri che però non cambiano, di fatto, la dinamica di quel pomeriggio di un giorno di ordinaria follia. Puzone infatti, sollecitato dalle domande dei sostituti procuratori Antonino Di Maio e Eugenio Albamonte, ha ricostruito perfettamente quello che successe davanti al cancello del Ciak Village a Tor di Quinto. Il teste ha ricordato l’agguato compiuto dal gruppo di scalmanati a suon di bomboni e petardi; ha raccontato di come, dopo un’iniziale attimo di smarrimento, alcuni dei tifosi del Napoli che si dirigevano verso l’Olimpico e che erano rimasti coinvolti, loro malgrado, negli scontri, si fosse gettato alla carica del gruppo di aggressori, accanendosi con De Santis che non era riuscito a fuggire così come invece avevano fatto gli altri quattro teppisti (con il volto coperto da caschi) che si erano lasciati alle spalle la scena del crimine per correre all’interno del circolo e scappare poi attraverso una rete divelta. Puzone ha poi ricordato la caduta di "Gastone" De Santis e di come l’ultras romanista abbia preso la pistola (una 7,65 con matricola abrasa) e abbia iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo Ciro Esposito - l’ultras di Scampia colpito al torace e che lotta tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione del Gemelli - Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti (che hanno subito ferite meno drammatiche rispetto a quelle dell’amico). Nonostante la possibile accusa di rissa quindi, Puzone ha comunque cristallizzato nell’incidente probatorio, quelli che sono i capi saldi dell’ipotesi d’accusa e che vedono Daniele De Santis indagato per tentato omicidio e porto abusivo di pistola. Se anche venisse iscritto nel registro degli indagati infatti, le dichiarazioni del teste potranno comunque essere utilizzate dalla Procura nell’ipotesi, molto concreta, di un processo. Nell’udienza di ieri infine, su richiesta dei magistrati titolari dell’inchiesta, il Gip ha disposto una serie di esami che riguardano diversi reperti raccolti nel corso delle indagini svolte sul luogo degli scontri. Esami che i periti dovranno consegnare entro il prossimo mese di settembre.
Scontri tra ultrà Il superteste rischia l’indagine
Puzone cambia versione Sospeso l’interrogatorio