Piena assoluzione per l’ex 007 accusato dell’omicidio Cohen. Assolta anche la sua compagna. Resta senza responsabili il delitto di Rafael Cohen, il commerciante ebreo di 74 anni, carismatico esponente della comunità ebraica di Roma e della sinagoga, ucciso con una coltellata al cuore la sera del 13 giugno del 2011 nell'androne del suo palazzo in via Lanciani, mentre rincasava. La prima Corte d'Assise di Roma, dopo due ore di camera di consiglio, ha assolto dall'accusa di omicidio Giulio Trevisani, 45enne ex agente segreto (non operativo) dell'Aise, e da quella di favoreggiamento la sua amante Alessia Marini. Il pm Barbara Sargenti aveva chiesto la condanna del primo all'ergastolo e della donna a tre anni di reclusione. Per Trevisani, che era detenuto da due anni, la prima Corte d’Assise, presieduta da Anna Argento, ha disposto l'immediata scarcerazione. La Corte ha respinto la tesi del pm per cui Cohen sarebbe stato assassinato per motivi di gelosia. Per la Procura Trevisani avrebbe voluto punire l'anziano commerciante, attribuendogli una presunta "avance" nei confronti di Alessia Marini, con la quale l'ex agente segreto aveva una relazione e che lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento della vittima. Per l'accusa, Trevisani, che sarebbe stato aiutato dalla donna a sviare le indagini, avrebbe ritenuto oltraggioso quel corteggiamento. Una ricostruzione giudicata inattendibile dalle difese dei due imputati, che hanno chiesto alla corte di assolvere i due imputati - come poi è avvenuto -, finiti sotto processo sulla base di «indizi deboli» e «scollegati tra loro» avevano detto. Il quadro indiziario, era stato ricostruito dopo quasi un anno di difficili indagini, soprattutto per mancanza di testimonianze dirette, dai carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci. In quelle ricostruzioni sarebbe emerso che il carismatico esponente della comunità ebraica non sarebbe stato ucciso per chissà quale intrigo internazionale ma per vendetta di gelosia. A indirizzare l’attenzione dei carabinieri verso la pista passionale sarebbero stati alcuni tentativi di depistaggio come lo smarrimento della targa dello scooter proprio la sera del delitto, alcuni messaggi dei due amanti che sminuivano la loro storia e la versione fornita più volte agli investigatori. Ieri si è arrivati alla piena assoluzione degli imputati, che si sono dichiarati certi del felice esito. «Era un processo che si sarebbe dovuto fermare all'udienza preliminare con una dichiarazione di non luogo a procedere - ha commentato l'avvocato Nino Marazzita, difensore di Trevisani -. Sono soddisfatto della sentenza anche se ero sicuro dell'esito». Dello stesso tenore le dichiarazioni della donna. «Quella della Corte d'Assise è stata una decisione equilibrata. Abbiamo sempre affermato che sin dall'inizio sono state sbagliate le indagini», ha puntualizzato Gabriele Valentini, difensore di Alessia Marini. Nessuna dichiarazione, invece, da parte dei legali di parte civile. In aula c'erano i figli di Cohen i quali, alla lettura della sentenza, sono scoppiati a piangere e hanno battuto i pugni sul tavolo come gesto di rabbia. Uno dei figli della vittima, poi, si è raccolto in preghiera tenendo tra le mani un libro sacro.
Omicidio Cohen Assolti l’ex 007 e la compagna
Scarcerato Trevisani dopo 2 anni I figli della vittima in lacrime