Che fine ha fatto il servizio di bike sharing della Capitale? Se lo chiedono i turisti che si consolano scorrazzando nell’area del Tridente sulle bighe elettriche. E se lo chiedono pure i romani da quando le ciclostazioni sguarnite di bici sono diventate aree di parcheggio per i ciclomotori (e le Smart). Sembra che attualmente di bici da sharing ce ne siano solo trenta in giro. Ma nulla è perduto. Proprio ieri l’assessore alla Mobilità capitolino Guido Improta ha annunciato che «entro la fine di giugno sarà portata in Giunta una manifestazione d'interesse per rilanciare il bike sharing in modalità elettrica». Il Bike Sharing sbarcò nella Capitale nel 2008. Era stato voluto e pensato da Veltroni ma fu inaugurato dal neo-eletto sindaco Gianni Alemanno. Dapprima attivato nel Municipio I - Centro Storico (circa 160 biciclette) poi esteso al XIII Municipio (Ostia) ed al III Municipio (Bologna, Verano, Torlonia). Il Comune aveva affidato la gestione del servizio e la sponsorizzazione alla società spagnola Cemusa (specializzata nel settore della pubblicità esterna) il cui corrispettivo dell’intervento era la pubblicizzazione del marchio. La Cemusa doveva gestire il servizio in attesa che il Comune trovasse una soluzione alternativa individuata nell’aprile 2009 nell’ATAC. La municipalizzata doveva continuare il servizio sperimentale di Bike Sharing nella ZTL del Municipio fino al 31 dicembre 2010 stabilendo come tariffa per l’utilizzo il costo di un euro all’ora. Con il cambio della guardia cominciarono i guai. Nel 2009 fu istituita la «Agenzia Roma Servizi per la Mobilità» a cui venne affidato a partire dal 1 gennaio 2010 il servizio di Bike Sharing che a tutto il mese di novembre del 2010 poteva contare su 29 stazioni e su un numero di biciclette passato dalle 150 del 2009 alle circa 300 del 2010 (le colonnine a luglio del 2010 erano 271). L’affidamento venne prorogato fino al 2011 senza oneri aggiuntivi. Il servizio sembrava essere in espansione. Ma di pari passo, però, cresceva anche il numero delle biciclette rubate. Alla fine del 2010, a fronte di una spesa annuale di un milione e settecentomila euro, l’«Agenzia Roma Servizi per la Mobilità» aveva incassato centomila euro. Il Comune, invece di chiudere, annunciò che avrebbe implementato il servizio arrivando a 70 postazioni grazie a un finanziamento di un milione di euro del Ministero dell’Ambiente. Intanto nel giugno 2011 il Comune presenta un nuovo progetto di Bike Sharing con il quale decide di affidarlo a privati che si dovranno accollare anche i costi di realizzazione delle 70 postazioni (per 2 milioni e centomila euro). La formula è la stessa di Gemusa: in pratica spazi pubblicitari in cambio della gestione del servizio, concepito solo e sempre per il centro della città. La situazione non è delle migliori: il totale degli incassi del 2011 è di poco più di 25.000 €. Le nuove card emesse sono 2000. Il costo della gestione e manutenzione delle ciclostazioni supera invece i 500.000 euro. Alla fine del febbraio 2012 vengono rimesse in servizio 150 nuove biciclette. Mentre i tempi del bando si allungano continuano i furti (e i danneggiamenti vandalici) delle due ruote. Fino alla desolante situazione dei nostri giorni. Ed eccoci al futuro. Accanto alla versione elettrica, c’è comunque(nel Piano generale del traffico urbano) l’intenzione di implementare il bike sharing. A partire dal Centro storico questo sistema dovrà essere diffuso nelle aree esterne, in particolare a quelle a limitazione del traffico. Si prevede che il bike sharing, dalle 29 ciclostazioni preesistenti, amplierà l’offerta fino ad 80 ciclostazioni, con circa 1.200 stalli e circa 1.000 biciclette. Quanto ai finanziamenti, si punta sui fondi del Prip (Piano Regolatore Impianti Pubblicitari) per attivare un servizio di bike sharing finanziato dalla concessionaria della pubblicità esterna che si aggiudicherà l’appalto. Una sorta di ritorno all’antico che però ha visto uno stop ieri in commissione con il presidente Orlando Corsetti (Pd) che ha mostrato l’intenzione di emendare la delibera approvata in Giunta il 6 maggio scoso.
Il bike sharing è morto Ma rinascerà elettrico
L’assessore Improta punta alla pedalata assistita Tra furti e atti vandalici i mezzi sono spariti