Roma Capitale

Il Consiglio finisce in bagarre anche sui gay

Due ore per raggiungere il numero legale. Approvata una mozione per il patrocinio al Pride

Sarà una sessione di bilancio molto, molto agitata quella che, prima o poi, si aprirà in Consiglio comunale. Certamente la pagina scritta ieri lascia attoniti nel merito e, soprattutto, nel metodo. La convocazione di un Assemblea straordinaria sulle discriminazioni omofobe, nel bel mezzo di una crisi politica ancora senza uscita, aveva già lasciato perplessi ma, da una lettura politica, si poteva anche "giustificare" con l’alzata di voce di Sinistra Ecologia e Libertà che attende praticamente da un anno la discussione e l’approvazione del Registro delle Unioni civili. Tra le priorità poste in campagna elettorale, ricordate a gran voce proprio dal sindaco Marino nell’ultimo round della campagna elettorale, approvata già in commissione e "deceduta" nel cassetto dell’Aula. Un aut aut posto dalla consigliera Sel, tra le fondatrici dell’associazione Lgbt, Imma Battaglia, pochi giorni fa, con la minaccia di uscire dalla maggioranza, avallata poco dopo dal capogruppo Sel, Gianluca Peciola. Un "contentino" dunque che il Pd ha concesso ai «lontani cugini» di Sel. Organizzate le truppe, ieri a Palazzo Senatorio si sono presentate le associazioni gay per dire la loro. Peccato che la maggioranza abbia messo forse indietro l’orologio e per tre appelli consecutivi non si sia presentata in numero sufficiente all’apertura dei lavori. Quasi due ore di attesa nelle quali gli esponenti del mondo gay hanno ampiamente protestato urlando «vergogna, vergogna». Fuori dai "gangheri" la Battaglia che, nell’attesa di scoprire se la seduta si sarebbe poi aperta al quarto e ultimo appello utile, ha minacciato di non votare il bilancio. Alla fine, i lavori sono cominciati con l’annuncio del Movimento 5 Stelle di abbandonare l’Aula: «Questa è una seduta di facciata - ha spiegato la consigliera Virginia Raggi - e quindi non ci facciamo coinvolgere in quella che per noi è una buffonata». In effetti, a parte il finto entusiasmo all’approvazione della mozione che riconosce il patrocinio di Roma Capitale al Gay Pride di sabato, sembra essere andata proprio così. Non è mancato nemmeno un siparietto tra il consigliere Ncd, Marco Pomarici e Guido Allegrezza, attivista Lgbtqi che due anni fa venne aggredito all’Eur da cinque teppisti. Dopo l'intervento del consigliere capitolino, infatti, Allegrezza gli ha mostrato il dito medio. «Mi riservo di fare le mie azioni, chiederò un risarcimento danni», ha annunciato Pomarici, dopo aver chiesto il riconoscimento dell’uomo da parte di un vigile presente in aula. Allegrezza si è difeso sottolineando che l’intervento di Pomarici in Aula Giulio Cesare era «denigratorio nei nostri confronti. Ha detto che la nostra presenza in Aula era stata sfruttata dalla maggioranza. E parla uno - ha aggiunto - che due anni fa è stato aggredito da uomini che la pensano come Marco Pomarici... per questo l’ho mandato a quel paese». La querelle è comunque finita con un chiarimento. Ma in effetti che la mozione, approvata con il sindaco Marino in Aula, sia solo un documento di intenti e nulla più è nei fatti. Che il centrosinistra non sia in grado di impiantare un confronto "alto", intellettuale, prima ancora che sociale e culturale, è cosa altrettanto scritta nei fatti. Tutto ciò mentre i servizi ai cittadini funzionano a singhiozzo, i rifiuti imperversano nelle strade, le mense di nidi e materne sono in sciopero. Tanto, davvero troppo, rumore per nulla.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.