Roma Capitale

Allarme per tumori e malattie polmonari

Tra gli uomini mortalità superiore alla media del 20%

CIVITAVECCHIA Due importanti strumenti che vanno a colmare un vuoto e che si intersecano per fornire conoscenze e risposte a temi delicata come ambiente e salute. Il primo è il registro tumori, che vedrà i primi dati ufficiali tra 3/4 anni, ma che già sta raccogliendo i dati sul territorio di Civitavecchia, «da anni – ha spiegato il responsabile Mauro Mocci, della Asl RmF – gravato dall’inquinamento, per la presenza di centrali, porto, centro Nbc, discarica, traffico». Le fonti prioritarie di dati da inserire nel registro tumori saranno i report delle anatomie patologiche regionali ed il recupero anche della documentazione clinica extra-regionale, l’archivio delle schede di dimissione ospedaliera (SDO), il registro nominativo regionale delle cause di morte (ReNCaM) e gli archivi ospedalieri delle cartelle cliniche. Uno strumento che non esiste a livello nazionale e che, nel Lazio, andrà ad affiancarsi a quello di Latina. Le attività del gruppo sono coordinate dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione, che già coordina l’altro progetto di indagine ambientale, denominato «studio ABC», vale a dire Ambiente e Biomarcatori a Civitavecchia. Gli studi finora condotti, dagli anni ’80 e ’90 e fino al primo decennio del 2000, hanno evidenziato nella popolazione residente un quadro di mortalità generale e per tumori maligni in eccesso rispetto alla popolazione residente nel Lazio: per quanto riguarda gli uomini si registra un 20% in più di mortalità generale rispetto alla media regionale, con un +24% di tumori polmonari, + 26% di problemi all’apparato respiratorio, con mortalità per tumori alla pleura ed infezioni acute all’apparato respiratorio molto elevata. Inoltre i bambini sono risultati avere maggiori disturbi respiratori rispetto a quelli della provincia di Viterbo. Negli anni 2010/2012 lo studio sulla mortalità dovuta a tumore maligno del polmone evidenzia alti livelli nel territorio della RmF. «Non essendoci dati relativi alla esposizione umana ed al possibile effetto sulla salute dei contaminanti prodotti dagli impianti industriali e dalla altre fonti inquinanti – hanno spiegato Francesco Forastiere, Marina Davoli e Carla Ancona, del Dipartimento di Epidemiologia – è stato avviato lo studio ABC, un’indagine sulla salute, sulle abitudini di vita e sui livelli di biomarcatori di esposizione ambientale della popolazione». Un campione di 1200 persone tra i 35 e i 69 anni, di cui saranno analizzati sangue ed urine: finora hanno partecipato 740 persone, 193 sono in stand-by e 157 hanno rifiutato. Lo studio terminerà a dicembre.

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