Roma Capitale

Le ceneri «ardenti» dell’ex Pdl

di Susanna Novelli Con il risultato storico del 43% a Roma, il Pd si è ritagliato, giustamente, spazio e luci della scena politica non solo romana. Ma se il centrosinistra vive ora il paradossale...

Con il risultato storico del 43% a Roma, il Pd si è ritagliato, giustamente, spazio e luci della scena politica non solo romana. Ma se il centrosinistra vive ora il paradossale dilemma di come gestire un consenso così ampio, è nel centrodestra che si apre la battaglia più dura. Sulle ceneri di un risultato che vede Fi, sì primo partito d’area ma con un risicato 13,46%, Fratelli d’Italia raddoppia ma «non sfonda» al 5,32, così come il Nuovo centro destra con l’Udc in un deludente 3,68. Così, insomma non va proprio. I primi a reagire sono gli azzurri capitolini. Nel silenzio post elettorale del coordinatore del Lazio, Fazzone e di quello romano, Bordoni, l’unico a far sentire la voce degli azzurri - in verità di tutto il centrodestra calato in imbarazzato mutismo - è stato il vicecoordinatore regionale Tredicine che già parlava ad urne "ancora calde" di una riorganizzazione necessaria. Ieri è stata la volta di Dario Rossin, consigliere capitolino da poco entrato in Fi: «Se a un anno dall’affermazione di Marino, e con Roma nelle condizioni che conosciamo, i risultati sono andati al di sotto delle aspettative, significa che c’è bisogno di una registrazione di certi meccanismi. In quest'ottica, sarebbe auspicabile apprendere se le idee del collega Bordoni sono frutto di un confronto, o di una sua personale illuminazione che sarebbe meglio condividere prima di esternare». Qualcosa insomma deve accadere all’interno del centrodestra, forza di governo fino a un anno fa. Con la differenza che, oggi, si può contare su una nuova classe nuova, arricchita da impulsi centristi che non possono rimanere inascoltati.

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