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Il primo turno non basta. La sfida Chioccia-Proietti rinviata a giugno

TIVOLI Il primo turno non basta e il web, profetico come non mai, l’aveva previsto con qualche ora di anticipo, attraverso i post lanciati nell’universo del social network più famoso del mondo. A...

TIVOLI Il primo turno non basta e il web, profetico come non mai, l’aveva previsto con qualche ora di anticipo, attraverso i post lanciati nell’universo del social network più famoso del mondo. A sfidarsi il prossimo 8 giugno, in occasione dei tempi supplementari della politica, saranno Manuela Chioccia, la candidata del piddì delle meraviglie europee, e Giuseppe Proietti, l’uomo della cultura in arrivo dal Ministero per i Beni e le Attività culturali con amore, sostenuto da una cordata di liste civiche che si è lanciata in un attacco senza se e senza ma ai partiti tradizionali. Le cifre, che si sono rimpallate a partire dalle 14 vedono il 36,8% per Chioccia contro il 26,3% per Proietti. Staccata di molto la coalizione di centrodestra guidata da Laura Cartaginese: Forza Italia, Nuovo centrodestra, Alleanza per Tivoli e Pri tutti insieme appassionatamente hanno in mano un risicato 15,6%. Per il gruppo, dunque, la possibilità di fare il bis dopo la fallimentare esperienza della giunta Gallotti, terminata molto prima della scadenza naturale, non ci sarà, complice un trend nazionale non proprio favorevole e alcune defezioni eccellenti, passate proprio dalle parti dell’ex segretario generale del Mibac che ha attaccato il forte senza tentennare. Tra questi vale la pena citare l’ex assessore all’Ambiente, Riccardo Luciani, e il già capogruppo del Pdl, Maria Rosaria Cecchetti, che hanno deciso di optare per la proposta politica senza simboli di partito abbandonando dunque la terra natia. Risultato deludente anche per il Movimento 5 Stelle, che aveva puntato tutto su Carlo Caldironi. Protagonisti di un tira e molla risultato più farraginoso da sbrogliare del previsto, che li ha visti alle prese con un secondo meetup nato la mattina per la sera, alla fine il gruppo che ha vinto le comunarie non ce l’ha fatta ad ottenere le percentuali previste e i sogni di gloria che si sarebbero dovuti concretizzare tra quindici giorni sono scomparsi sotto il sole di questi ultimi scampoli di maggio. Eppure i bookmakers locali ci avevano scommesso parecchio, ma a quanto pare la linea nazionale dalle parti della Superba si è fatta sentire e con un timido 11,1% i pentastellati ripongono le asce più o meno virtuali messe in campo nei giorni passati. Cosa faranno del tesoretto acchiappato nei giorni che verranno è cosa ancora da scoprire, giorni rivelatori non solo per loro. Si piazza invece in quinta posizione Massimiliano Iannilli: il «professore», mestiere che esercita di fatto come insegnante di religione, ha agguantato un 7,6% che va bene ma non troppo. Il gruppo nato a suo sostegno, «La Città in Comune», protagonista di una serie di tavoli tematici che hanno animato la stagione invernale, ha messo insieme i dissidenti del Partito democratico, quelli che dalle parti del centrosinistra sembrano proprio non mancare mai, e «L’altra città a sinistra». I due finiti mano nella mano hanno guadagnato una percentuale comunque preziosa in vista del ballottaggio e che lascia presagire futuri tentativi di apparentamento. Sul piatto ci potrebbero essere diverse opzioni che sicuramente nessuno vorrà lasciarsi sfuggire dalle mani. Gli anni di digiuno non sono pochi e la fame di politica si fa sentire sempre molto forte, soprattutto dopo il lungo commissariamento che ha congelato i bollenti spiriti di chi tra i banchi del parlamentino o sugli scranni delle giunte ci ha già passato parecchio tempo. Sulle modalità chiaramente la faccenda non ha contorni ben precisi ma il risultato si preannuncia sicuramente interessante. Fanalino di coda per i Fratelli d’Italia e Marco Innocenzi: lui, ex consigliere comunale della sgarrupata maggioranza uscente, è entrato dalle parti di Meloni e Crosetto fin dall’inizio e dopo la trattativa andata male con Forza Italia e Ncd, ha deciso di correre in solitaria. A non piacergli le modalità con cui è stato individuato il candidato a sindaco, ma il risultato, fermo al 2,6%, pare proprio non l’abbia premiato. Dunque la corsa all’assalto di Palazzo San Bernardino continuerà ancora per due settimane: ad oggi l’unica certezza vera è solo questa.

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