La messa delle 11 della domenica ormai fa il tutto esaurito, la chiesa è piena di carrozzine e bambini, i campetti da gioco esterni richiamano giovani di tutte le età così come il parco giochi è un ritrovo per famiglie e bimbi più piccoli, le attività serali sono in continuo aumento. È la parrocchia di Sant’Alessio a Case Rosse, «periferia della periferia» di Roma al confine con il Comune di Guidonia Montecelio. Tutte le attività culturali e ludiche ruotano ormai da oltre un anno, dall’arrivo del nuovo parroco, Don Herman Marco, che a giorni compirà 47 anni, attorno alla parrocchia che sta subendo una vera e propria rivoluzione culturale voluta dal sacerdote per «ringiovanire» i parrocchiani. «Sono arrivato qui circa un anno fa – racconta sempre con un sorriso contagioso sulle labbra – provenendo dal Tuscolano, Don Bosco. Ho sentito subito l’esigenza di richiamare in parrocchia i giovani di questo vasto territorio mettendo a disposizione tutti gli spazi, e cercando di far diventare la chiesa il fulcro della vita sociale e religiosa del quartiere». E così le porte della parrocchia sono state spalancate a tutti ma soprattutto ai ragazzi, per toglierli dalla strada e inserirli in attività ludiche ma anche religiose. «La parrocchia – continua Don Herman Marco – mette a disposizione, ovviamente gratuitamente, i campi da calcetto, il campo da basket e a breve il teatro che abbiamo ristrutturato. Mancano solo sedie e poltrone. Da quando sono arrivato sono stati bonificati praticamente tutti i locali. Le nostre porte sono aperte fino a sera». Ma non basta. L’obiettivo del giovane parroco è quello di restare aperti anche dopo cena ed offrire servizi, spazi e attività anche in «seconda serata»: «Con grande soddisfazione – spiega Don Marco – sono tornati gli Scout. Per ora stiamo facendo la formazione dei capi dai 18 anni in su. La gente c’è e risponde con gioia ai nostri inviti. Forse possiamo addirittura dire che le nostre strutture iniziano a non essere sufficienti. Ci sono tanti giovani e tante famiglie giovani». Dall’arrivo del nuovo parroco, oltre agli Scout, si sono attivati altri gruppi come quello del Post Comunione, di Verso la luce, grazie al quale ci si ritrova nelle case e poi una volta in chiesa a pregare. C’è ovviamente la catechesi. Ci sono però anche altre attività aggreganti e socializzanti che vengono svolte nei locali della chiesa e che non possono definirsi religiose. La parrocchia, infatti, ha accolto il distaccamento di protezione civile, attività di consulenza legale gratuita e proprio di fronte a Sant’Alessio c’è il Caf che collabora anche con la Caritas. Tutto quindi ruota attorno alla chiesa. «Qui – dice il parroco – ho trovato una specie di mentalità contadina, in senso buono ovviamente, che significa una maggiore disponibilità e facilità nei contatti che in una metropoli come Roma sono difficili da avere». E in questo clima di rinnovata fiducia nella chiesa non manca un nuovo impulso nei confronti della tradizionale festa patronale prevista a partire dal 22 giugno e che per tre giorni farà scendere in strada e rivivere un intero quartiere. Ripristinata poi dopo 14 anni la processione. Tutto il lavoro che Don Herman Marco sta svolgendo con l’aiuto di Don Jose ha anche l’obiettivo di colmare una sorta di buco generazionale. Mancherebbero ancora, infatti, all’appello i giovani tra i 20 e i 35 anni. «Noto vero entusiasmo nei ragazzi che vengono da noi – conclude don Marco – ma anche in tutte le persone che hanno ritrovato la parrocchia che sta tornando ad essere la vera piazza del quartiere».
Giovani, entusiasmo contagioso
Don Herman: la chiesa sta tornando a essere la piazza del quartiere
