Il centrosinistra si spacca sulla possibile cessione della ferrovia Roma-Lido ai francesi di Ratp Dev, che mettono sul piatto 250 milioni di euro. Casus belli, le indiscrezioni de «Il Tempo» sulle riunioni fra l’assessore regionale alla Mobilità, Michele Civita, e i manager italiani del colosso transalpino, confermate al nostro giornale da un’intervista all’ad di Ratp Dev Italia Srl, Bruno Lombardi. Ieri la presidente della Commissione capitolina Mobilità, Annamaria Cesaretti (Sel), ha annunciato la convocazione di una seduta congiunta con la commissione regionale «per avviare un confronto e chiedere chiarimenti agli assessori competenti». L’obiettivo è quello di riunire allo stesso tavolo Civita e il suo omologo romano, Guido Improta, dato che Lombardi aveva anche espresso un forte interesse per le linee autobus di Atac e Cotral. «Non siamo disponibili a consentire alcuna operazione di privatizzazione delle tratte ferroviarie, né delle linee autobus di Roma - ha spiegato Cesaretti, coadiuvata dai suoi colleghi di partito, Gemma Azuni e Gianluca Peciola- . Non vorremmo che la mancata erogazione diretta dei fondi dal Governo a Roma Capitale, nascondesse l’intenzione di privatizzare il trasporto pubblico locale». Posizione condivisa anche dal Movimento 5 Stelle. Ma si sa, alla Pisana e in Campidoglio il pallino del gioco ce l’ha il Pd, che con il suo capogruppo in Assemblea Capitolina, Francesco D’Ausilio, apre invece ai privati. «Non esprimiamo pregiudizialmente alcuna contrarietà – afferma chiaramente - ad ipotesi di modelli innovativi di gestione in collaborazione con i privati. Ciò che ci interessa è valutare prima di tutto la qualità degli investimenti per potenziare la ferrovia e ridurre il costo del biglietto». E ieri mattina non si parlava d’altro anche nella platea del convegno della Fit Cisl, «Disegniamo insieme la nuova mobilità», organizzato dal segretario di categoria Gianluca Donati. Di Atac, invece, ha discusso Guido Improta, che ha confermato un ulteriore, e netto, dimagrimento della macrostruttura di qui ai prossimi mesi: «Ci sono altri 20 dirigenti che non possiamo permetterci», ha affermato, giurando però che «non c’è stata alcuna lettura politica, io questo lo rivendico». Il riferimento, evidentemente, al ritorno in posizioni chiave dei dirigenti rutelliani legati all’ex presidente Mauro Calamante. Improta, tra l’altro, ha anche escluso di pensare per Atac a un’operazione in «stile Alitalia»: «Io quella situazione l’ho vissuta e quella roba lì, la bad company e la good company, non m’è piaciuta». Qualche dato, nell’occasione anche sulla lotta all’evasione: «Abbiamo ridotto notevolmente il tempo di chiusura dei tornelli - ha spiegato - Con questo sistema, fra marzo e aprile abbiamo registrato una media di quasi 200mila validazioni in più al giorno». «Bisogna vedere se i biglietti validati non sono farlocchi», ha scherzato il segretario nazionale Fit Cisl. Infine, capitolo appalto pulizie: lunedì sera Improta ha incontrato una delegazione dei 310 addetti di Manutencoop e Multiservizi finiti in solidarietà. Oggi nuova seduta della Commissione capitolina ad hoc (ore 12).
L’Atac ai francesi fa litigare la sinistra
Sel contrario. M5S sulla stessa linea. Il Pd apre «a modelli innovativi di gestione» coi privati
