Roma Capitale

Michael Caine vedovo americano a Parigi

Un film tedesco, finanziato anche da produttori belgi, ambientato a Parigi, diretto da una tedesca sulla base in romanzo francese, protagonista un grande attore inglese. Un film perciò in tutto e...

Un film tedesco, finanziato anche da produttori belgi, ambientato a Parigi, diretto da una tedesca sulla base in romanzo francese, protagonista un grande attore inglese. Un film perciò in tutto e per tutto "europeo", anche se vi fa eccezione la nazionalità americana, al posto di quella francese prevista dal romanzo, affibbiata al protagonista forse per renderlo più…cinematografico. Un tema serio, comunque, la vecchiaia e, come conseguenza, la solitudine perché al centro c'è un vedovo ottantenne da anni a Parigi da dove l'amatissima moglie non aveva più voluto andarsene nonostante a Chicago avessero un figlio e una figlia e naturalmente dei nipoti. Ma ecco che la moglie muore, e il superstite, Mr. Matthew Morgan, si sente anche lui come morto, senza più nessun aggancio con la vita. Gliene offre uno, casualmente, l'incontro con una giovane maestra di danza, Pauline, cui nonostante la grande differenza d'età finisce per legarsi forse anche sentimentalmente, cominciando a trovare delle ragioni alla vita. Non sono sufficienti, però, tanto che a un certo punto tenta il suicidio. Tutto precipita, da Chicago arrivano d'urgenza il figlio e la figlia subito pronti a fraintendere il rapporto che si è instaurato tra il padre e Pauline. La soluzione ultima li smentirà e presto Pauline, di nuovo senza più Matthew, troverà una sua strada. Con il pieno accordo di tutti. Dal punto di vista narrativo, forse il romanzo, troppo fitto di eventi, può non convincere sempre, convincono invece, con commossa partecipazione, la sceneggiatura e la regia con cui vi ha guardato una giovane tedesca, Sandra Bettelbeck, che ha saputo ricavarne una ode alla vecchiaia, pur non cedendo mai ai sentimenti facili e al rischio di retorica. Il personaggio al centro è quello su cui si costruisce tutto e in cui tutto si riflette. Senza mai note alte, anzi con un seguito di sommesse sfumature abilmente piegate a delineare, anche negli angoli più risposti, la psicologia di quel personaggio, per di più in una città comunque per lui straniera, in equilibrio costante tra un desiderio di annientamento e il sospetto o forse solo la speranza di poter ricominciare (come fa intuire di sfondo un'eco di musiche delicatissime). Dà colori e senso a questi intimi contrasti l'interpretazione a dir poco eccezionale di Michael Caine, nel pieno e solido possesso di una tale gamma di atteggiamenti e di reazioni mimiche che molto difficilmente si vedrebbe un altro attore, pur di molti meriti, recitare al suo posto. Il film è lui, sono le sue rughe, i suoi sguardi sospesi, la sua arte. Un vero regalo per chi ama il cinema.

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