Dai guasti provocati dalla dittatura del pensiero unico alla condanna del «disgustoso narcisismo» dei teologi che non pregano. Papa Francesco anche ieri ha offerto spunti di riflessione su questioni di estrema attualità. E legate in particolare a Roma. Lo ha fatto ricevendo i rappresentanti della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale, guidati dal preposito generale dei gesuiti, padre Adolfo Nicolàs, con il quale ha scambiato un caloroso abbraccio. Il Papa, riferendosi all’impegno di docenti e studenti delle istituzioni culturali affidate alla Compagnia di Gesù, ha sottolineato l’importanza «di valorizzare il luogo stesso in cui vi trovate a lavorare e studiare, cioè la città e soprattutto la Chiesa di Roma. C’è un passato e c’è un presente. Ci sono le radici di fede: le memorie degli Apostoli e dei Martiri; e c’è l’"oggi" ecclesiale, c’è il cammino attuale di questa Chiesa che presiede alla carità, al servizio dell’unità e della universalità. Tutto questo non va dato per scontato! Va vissuto e valorizzato, con un impegno che in parte è istituzionale e in parte è personale, lasciato all’iniziativa di ciascuno». Francesco si è poi soffermato sull’importanza della «varietà delle vostre Chiese di provenienza, delle vostre culture. Questa è una delle ricchezze inestimabili delle istituzioni romane», in un rapporto particolare tra «centro e periferie». Il Papa ha sottolineato che la ricerca, in campo teologico e filosofico, è feconda «solo se si fa con la mente aperta e in ginocchio». E ha stigmatizzato «il teologo che non prega e che non adora Dio» che «finisce affondato nel più disgustoso narcisismo. E questa è una malattia ecclesiastica. Fa tanto male il narcisismo dei teologi, dei pensatori, è disgustoso». In mattinata, a S. Marta, il Papa si era scagliato contro «la dittatura del pensiero unico». «Oggi - ha denunciato - si deve pensare così e se tu non pensi così non sei moderno, non sei aperto o peggio». Francesco ha fatto anche un'allusione ai programmi internazionali che, ad esempio, in cambio di sostegno economico spesso promuovono la limitazione delle nascite. «Tante volte dicono: "se tu vuoi questo aiuto finanziario, devi pensare così e devi fare questa legge, quell'altra, quell'altra...". Anche oggi c’è la dittatura del pensiero unico e questa dittatura è la stessa di questa gente (il riferimento era ai farisei che volevano uccidere Gesù, ndr) che prende le pietre per lapidare la libertà dei popoli, la libertà della gente, la libertà delle coscienze, il rapporto della gente con Dio. Ed oggi Gesù è crocifisso un'altra volta. Un pensiero chiuso - ha aggiunto - non è aperto al dialogo, alla possibilità che ci sia un'altra cosa, alla possibilità che Dio ci parli, ci dica com’è il suo cammino, come ha fatto con i profeti». La «ricetta» suggerita dal Pontefice «di fronte a questa dittatura è la stessa sempre» quella del Signore, ovvero « vigilare e pregare».
Francesco: no alla dittatura del pensiero unico
Andrea Acalia.acali@iltempo.it Dai guasti provocati dalla dittatura del pensiero unico alla condanna del «disgustoso narcisismo» dei teologi che non pregano. Papa Francesco anche ieri ha offerto...
