Roma Capitale

Neanche i politici salvano il Caffé della Pace

Ieri il sit-in. ma l’Istituto religioso non retrocede dallo sfratto del locale

Il presidio c'è, segno della buona volontà da parte della politica di salvare il Caffè della Pace, ma contro una sentenza definitiva di sfratto la buona volontà non basta. Sembra non ci sia alcun appiglio giuridico per bloccare quello che ormai appare inevitabile, la proprietà del locale, l'Istituto teutonico Santa Maria dell'Anima, ha confermato attraverso il suo legale la volontà di dare seguito alla cessata locazione. Tanto più che il palazzo che lo ospita al piano terra ha bisogno di un importante intervento di messa in sicurezza, perché pericolante. Per la famiglia Serafini, che lo gestisce da un cinquantennio, significa dover uscire dal locale e salvo miracoli, non rientrarci più. Ieri è andato in scena il presidio per dire no allo sfratto organizzato da Botteghe Storiche Cna e I Municipio. Il minisindaco Sabrina Alfonsi ha ribadito che «si farà di tutto per impedire questa chiusura”, consapevole che se se ne vanno i Serafini se ne va anche il marchio e le effigie del locale. Dunque per evitare che ciò accada «faremo valere i vincoli a disposizione dell'amministrazione». Comincia tuttavia a prevalere la consapevolezza che i proprietari hanno intenzione ben diverse da quelle dell'amministrazione. Mentre prende sempre più consistenza la voce che lo storico palazzo sarà trasformato in un albergo anche se ancora non esiste alcuna richiesta scritta al Comune per il cambio di destinazione d'uso. «Se queste sono le intenzione della proprietà - dice l'assessore al commercio Marta Leonori - che almeno lascino il Caffè della Pace così com'è sullo stile dell'Hotel Sacher di Vienna che sopra mantiene una struttura alberghiera e sotto un caffè». Scoraggiata Daniela Serafini, la conduttrice del locale: «Mi sembra assurdo che l'Istituto non voglia ne parlarci». Serafini gestisce anche il locale di fronte al Caffè per il quale paga all'Istituto, un canone di circa 17 mila euro al mese.«Se mi faranno andare via dal Caffè della Pace sarò costretta a lasciare anche quel locale perché non riuscirei a rientrare della spesa». E per un'alta bottega storica a rischio chiusura Giulio Anticoli, presidente di Botteghe Storiche, presenta il conto: «Negli ultimi dieci anni sono cresciuti del 220 per cento gli esercizi di somministrazione veloce in centro mentre hanno chiuso 30 librerie, almeno 40 cinema e decine di botteghe. Dove andremo a finire di questo passo la cultura di questa città?»

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