Roma Capitale

Gli studenti bocciano le domande del quizzone

Medicina Proteste per il test anticipato di mesi Domande con errori di ortografia e fuori tema

Quella di ieri è stata una difficile mattinata per gli aspiranti studenti di medicina e odontoiatria che hanno dovuto sostenere il temuto test d’ingresso per accedere alla facoltà dei loro sogni. Tanti gli iscritti - come sempre per questi corsi di studio -, nonostante si sia registrato un sensibile calo rispetto agli anni passati, soprattutto presso La Sapienza. Poco più di 6.000 gli studenti registrati quest’anno, a fronte dei 7.100 dell’anno passato: circa il 16 per cento in meno. Comunque un numero cospicuo, considerando che i posti totali disponibili negli atenei romani sono circa 1.000. La grande novità di quest’anno è però la data, assai in anticipo rispetto alla tradizionale collocazione autunnale. La decisione di anticipare i test in primavera ha però scatenato il caos tra studenti e professori, in questo caso uniti nell’esprimere il proprio disappunto in merito. Il motivo è semplice: l’anno scolastico non è ancora giunto al termine e molti dei partecipanti dovranno presto sostenere l’esame di maturità. Ecco allora che lo studio si accumula e si sovrappone, costringendo i ragazzi a compiere una scelta difficile, quella cioè di trascurare gli studi scolastici. Ci spiega Claudia. Dello stesso parere è Martina, partita all’alba da Salerno e visibilmente provata:«L’anticipo dei test ha creato a noi studenti molti problemi. Io, per esempio, ho dovuto saltare diversi giorni di scuola per prepararmi. E questo è sufficiente per capire come le due cose non siano compatibili». Più complessa ancora la situazione di Giuseppe, il quale ieri l’altro si trovava nientemeno che a Bari per sostenere le prove d’ingresso per la Guardia di Finanza riuscendo comunque, con salto mortale triplo, a presentarsi in orario per il quizzone di medicina: «la mia situazione dimostra che lo spostamento della prova è stata una pessima idea, non solo per l’accumulo di studio – ci racconta sconsolato. Ora vado. Sono davvero stanco». A pensarci bene, non sarebbe sbagliato ritenere "l’effetto aprile" – come già qualcuno ha ribattezzato il quiz anticipato – una delle cause principali del calo delle iscrizioni rilevato quest’anno. Tale considerazione è peraltro corroborata da alcuni dati diffusi dal portale Skuola.net, che ci raccontano come sei studenti su dieci tra quelli intervistati non erano a conoscenza dello spostamento della data e che solo uno su tre ha cominciato la preparazione nei primi mesi dell’anno scolastico. Chi è rimasto indietro è stato costretto a uno studio veloce, e dunque poco redditizio: il 30 percento degli intervistati, infatti, iniziato a studiare solo qualche giorno prima del test e il 10 percento da appena due settimane. Anticipare, in questo caso, per molti studenti ha significato rinunciare, inficiando così nel nostro Paese un "diritto allo studio" già duramente colpito da tagli lineari e tasse varie. Comunque, spostamenti di date a parte, il quizzone è stato considerato dagli studenti "fattibile", a patto che, però «sia preceduto da una buona preparazione» come ci ricorda Ilaria, «e forse, visti i tempi stretti, è stato proprio questo il problema». Le domande più ostiche sono state quelle relative alle scienze dure, in particolare i quesiti «di chimica e di biologia, richiedendo queste una preparazione superiore al livello scolastico» come ci racconta Lorenzo. A mettere in difficoltà i ragazzi, però, non è stata solo la scienza. Le domande di cultura generale hanno creato non pochi grattacapi, vista anche la loro particolarità. Tra queste, tre in particolare hanno riscosso un certo "insuccesso" tra gli studenti: una relativa al filosofo del linguaggio Noam Chomsky; l’altra su quale siano le procedure necessarie a riformare un articolo della Costituzione; un’ultima che chiedeva chi avesse definito il XX Secolo come "il Secolo Breve", e cioè E. Hobsbawm (nel quiz scritto in modo errato con la “n” finale). «Le domande di cultura generale, oltre che difficili, le ritengo poco pertinenti al corso di studio al quale cerchiamo di accedere. Anche quelle “scientifiche”, poi, sono fuori tema: la biologia chiestaci nel quiz non ha niente a che fare con quella che si studia a medicina», protesta Francesca, già laureata in Scienze Infermieristiche. Quasi tutti contrari al numero chiuso, considerato un metodo poco funzionale per la selezione degli iscritti. Interviene Alberto, padre di Elena «Una prova secca non è molto indicativa circa la preparazione di uno studente. Ai miei tempi c’era la selezione naturale, una sorta di darwinismo universitario. E forse era meglio così». Se quello di una volta fosse il sistema migliore, non sta a noi stabilirlo. Quello che è certo è che gli studenti, oggi, l’avrebbero preferito.

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