Prima regola del Knockout game, non parlare del Knockout game. Potrebbe iniziare così la trama di questa tendenza distruttiva che miete vittime in giro per il mondo. L'attacco ricalca la legge estrema di "Fight Club", il primo romanzo di Chuck Palahniuk pubblicato nel 1996 e portato sul grande schermo da David Fincher (quello di Seven, un altro cult movie). Cosa hanno in comune "Fight Club" e il gioco del cazzotto a tradimento a danno di ignari passanti? L'emulazione. Palahniuk in più occasioni dichiarò di non essersi ispirato ad alcun vero fight club per il suo capolavoro, ma ad una serie di esperienze violente cui si era trovato a far parte nella sua adolescenza. Ma l'impatto che ebbe quel racconto generò una moda aggressiva. Produsse fenomeni di imitazione nelle cantine di centinaia di città: in molti, dagli adolescenti agli adulti, diedero vita a veri e propri circoli di lotta privati, pressoché uguali a quelli descritti nel libro. E che dire del celeberrimo "Arancia Meccanica" (A Clockwork Orange) di Stanley Kubrick. Anno 1971. Uno dei casi in cui la pellicola supera in qualità, almeno per me, le pagine dell'omonimo romanzo distopico di Anthony Burgess. In quell'opera c'è tutto: fantascienza, metafisica, storia, sociologia, politica e violenza. Un manifesto di crudeltà contro la crudeltà. Il film fece non poco scalpore. La critica si divise, poi la nomination agli Oscar come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Non vinse. Alcuni lo descrissero come l'apologia della violenza giovanile e la sua messa in onda in Italia fu talmente osteggiata che riuscì a invadere le frequenze nazionali solo il 25 settembre 2007, in seconda serata su LA7, dopo 36 anni dall'uscita. Piccola curiosità: in Gran Bretagna non può essere ancora proposto né al cinema né in videocassetta. Ma veniamo al punto. L'ultima folle moda americana dei pugni in testa agli sconosciuti ripresi con il cellulare e sbattuti su YouTube sono pura e semplice realtà. Questa dopotutto è l'era dei reality. Il fenomeno sbarca sulla nostra penisola per la prima volta (primo caso denunciato) in Veneto lo scorso gennaio. A Favaro Veneto, per l'esattezza, appena fuori da un centro commerciale. Poi la tendenza del momento colpisce Roma. I vicoli del quartiere Trastevere si trasformano da febbraio in luoghi di bivacco per adolescenti che bevono, si sballano e si buttano per strada pronti a colpire. L'ultima vittima è Emilio Di Salvo. Un cameriere che finito il turno se ne tornava tranquillo a casa. Se quei disadattati dei drughi vedessero ora questi giovani depravati, tra urla e risate, non è possibile dire come reagirebbero. Nel migliore dei casi, guarderebbero Alex (il leader del gruppo), ormai invecchiato, mentre gli regala un biglietto del cinema a testa e gli sussurra: "Siete roba vecchia".
La moda del Knockout Game vista dai protagonisti di Arancia Meccanica
Quando la violenza gratuita del cinema diventa una realtà ripresa a colpi di smartphone
