Il Caffè della Pace resterà al suo posto? Daniela Serafini che lo gestisce da circa sessant’anni non ci crede. O meglio, vorrebbe che qualcuno le dicesse apertamente che lo sfratto è bloccato e che lei non deve andarsene. Altrimenti è pronta a portarsi dietro marchio e arredi interni e perfino ad aprire da un’altra parte se sarà messa alla porta. Signora Serafini, perché non crede alle rassicurazioni del Rettore dell'Istituto Santa Maria dell’Anima, proprietario dell'immobile, riguardo al destino del Caffè? «Senta, io le ho lette bene quelle dichiarazioni. Dicono che sarà garantita la destinazione dei locali, non dicono che il Caffè resterà al suo posto né che lo continueremo a gestire noi. In pratica non aprirà attività diversa da un esercizio di somministrazione ma da qui a dire che resterà il locale così come è concepito, ci passa». Crede che qualcuno voglia farla fuori? «Soltanto mi sarei aspettata qualcosa di diverso. Torno a ripetere, le parole del Rettore non sono chiare. Contano i fatti e i fatti sono che noi abbiamo ricevuto uno sfratto esecutivo dall'Istituto e dallo scorso primo marzo dovevamo uscire dal locale. Lo sfratto, che mi risulti, non è stato bloccato e non so se ne è parlato alla riunione con il Prefetto ma in caso mi piacerebbe che i politici presenti mi chiamassero e mi facessero sapere cosa è stato detto in proposito». Che succede se arriva la forza pubblica e vi fa andare via? «Non penso proprio arriverà adesso, non conviene a nessuno visto il polverone mediatico che è stato sollevato, ma forse quando l’attenzione sul Bar della Pace calerà allora sì che potremmo essere allontanati. A quel punto però, lo dico forte e chiaro, con la famiglia Serafini se ne andranno il marchio Caffè della Pace, tutte le stigliature presenti nel locale, il bancone che ha almeno 40 anni di vita, i tavolini e le sedie. Qui dentro odora tutto di storia e di antico, se mandano via noi non resterà più nulla dell’Antico Caffè della Pace perché siamo noi che lo abbiamo creato e che abbiamo dato al locale il lustro e il valore che oggi tutti ci riconoscono. Su questo, le assicuro, siamo pronti a dare battaglia». Sarebbe disposta ad aprire altrove? «Per me il Caffè è questo e deve stare qui. Ma se sarò costretta, visto che io e i miei dipendenti dobbiamo pure campare, non è escluso che possa pensare di aprire da un'altra parte, anche se sono sicura che non sarà mai la stessa cosa». Delusa da questa vicenda? «Amareggiata, delusa, arrabbiata. Anche se sono felice della solidarietà che mi hanno dimostrato migliaia di persone che in queste settimane sono venute al locale a firmare e hanno speso parole bellissime su questo posto che rappresenta il mio orgoglio. Dall'altra parte penso sia stata cantata vittoria un po’ troppo presto, non è affatto chiaro, almeno per me, quale sarà il destino del Bar della Pace». Intanto Cna Botteghe Storiche ha organizzato un presidio l’ 8 aprile dalle 9 e 30, presso il locale, per scongiurare la chiusura. Secondo il presidente dell'associazione Giulio Anticoli «si canterà vittoria quando il locale sarà preservato». Al coro dei perplessi, ieri, si è aggiunto Fabio Mina, presidente Lupe Roma: «Non mi risulta che qualcuno abbia bloccato lo sfratto».
Caffè della Pace: «Il locale è salvo ma lo sfratto non è stato revocato»
Serafini: «Se saremo cacciati porterò via gli arredi e il marchio»
