Roma Capitale

Il Caffè della Pace resta. I gestori chissà

La proprietà assicura che non sorgerà attività diversa da quella esistente. Ma affidata a chi?

Alla fine il tanto sospirato incontro per chiarire il destino del Caffè della Pace c’è stato. Lo storico locale a due passi da piazza Navona, sotto sfratto, resterà al suo posto e anzi, sarà ristrutturata tutta la palazzina che lo ospita al piano terra e che, a detta della proprietà, l’Istituto Teutonico Santa Maria dell’Anima, è pericolante. Il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, chiamato in causa dai senatori Daniela Valentini e Maurizio Gasparri, è riuscito nell’impresa di incontrare la proprietà del Caffè della Pace per cercare di trovare una soluzione allo sfratto diventato esecutivo. E ha ricevuto da parte del Rettore dell’Istituto la rassicurazione che «sarà garantita la destinazione dei locali in ragione del riconosciuto valore storico dell’attività commerciale». In poche parole, non sorgerà attività diversa rispetto a quella di somministrazione che c’è già, come del resto prevede la delibera sulle botteghe storiche che impedisce il cambio di destinazione d’uso dei locali per almeno cinque anni dalla vendita e dallo sfratto. Non si sa però che cosa diventerà il palazzetto una volta ristrutturato e, soprattutto, se la famiglia Serafini, che lo gestisce da sessant’anni, resterà al timone del locale o dovrà riconsegnare il locale. Per Daniela Valentini l’incontro è stato molto positivo: «Il Prefetto ha dimostrato di amare questa città ed è riuscito ad incontrare il Rettore dell'Istituto che ci ha garantito che il Caffè della Pace resterà al suo posto, dato il suo valore storico». La notizia dello sfratto aveva rammaricato romani e turisti. Se ne parla da mesi ma soltanto nell’ultimo periodo c’è stata una mobilitazione generale da parte delle associazioni di categoria e della politica, per evitare l’inevitabile. Quindi la raccolta firme presso il locale organizzata dalla Lupe Roma che ha raggiunto quota settemila e quella on line, dell'Associazione Botteghe Storiche della Cna, che ha visto firmatari il critico d’arte Achille Bonito Oliva, l’artista e scultore Enzo Cucchi, Carlo e Marina Ripa di Meana, la principessa Ines Torlonia, gli Ambasciatori della Bosnia e della Croazia. Contemporaneamente si è mossa l’amministrazione comunale e municipale con incontri rivolti alla proprietà e ai gestori, questi ultimi hanno accettato, l'Istituto religioso no, preferendo affidarsi ad avvocati e tribunali per risolvere la questione. Poi è stata la volta dei senatori Valentini, del Pd, e Gasparri, di Forza Italia, che in un appello bipartisan hanno chiamato in causa il Prefetto, che è riuscito a far sedere al tavolo il Rettore dell'Istituto. La storia del Caffé della Pace risale ad oltre un secolo fa. A calpestare il suo pavimento sono stati personaggi più o meno altisonanti della cultura e dello spettacolo come Giuseppe Patroni Griffi, Bolognini, Monicelli. Paolo Villaggio è sempre stato un assiduo visitatore del locale, così come Massimo Giletti. Artisti di fama internazionale, al pari di Madonna e Spike Lee, hanno dichiarato di amarlo e di frequentarlo quando vengono a Roma. E poi ancora Matt Dillon, Monica Bellucci, Lisa Stanfield a Robert De Niro. Il Bar è stato perfino benedetto da Papa Giovanni Paolo, che nel locale fece colazione con 20 persone al seguito prima di celebrare la messa a Santa Maria della Pace. Da oggi il Caffè si potrà continuare a ricordarlo ma soprattutto a viverlo.

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