Roma Capitale

Piano di rientro, Marino chiede la proroga

Il sindaco riferisce alla Camera: «Centoventi giorni sarebbero meglio di novanta»

Quatto mesi. Di tanto ha bisogno l’amministrazione capitolina per definire il piano di rientro imposto dal Governo con il decreto Salva Roma. Il sindaco Marino infatti ieri, nell’audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati, ha chiesto una proroga dei tempi dettati dal decreto, ovvero 90 giorni. Termine che scadrebbe il 4 giugno. «Centoventi giorni sarebbero meglio di 90- ha detto Marino - ma non spetta a me decidere». Il quadro del resto è complesso e, come già rilevato durante il Consiglio comunale straordinario di martedì scorso, un piano "su carta" ancora non c’è. Per questo, è probabile che il primo cittadino debba tornare a Montecitorio «per avere almeno le linee guida dell’intervento comunale», chiede il forzista Capezzone. Le idee, si chiaro, ci sono, come aprire le aziende capitoline ai privati, la dismissione del patrimonio, intervenire pesantemente sul trasporto pubblico. Società, innanzitutto. Il loro riassetto è prioritario per ridurre i costi. «Quello delle dismissioni non è un tema tabù - ha garantito il sindaco - moltissime società partecipate devono essere chiuse perché non hanno valore per il bene pubblico e per la nostra città». Nel cassetto il progetto della «super holding» in grado di assorbire la maggior parte delle aziende e delle funzioni oggi svolte dalle stesse. La dismissione del patrimonio, indicata ad oggi in 600 immobili, porterà nelle casse capitoline circa 280 milioni di euro. Una cifra consistente certo ma non risolutiva. Sul fronte dei trasporti invece la partita forse più delicata. Arriveranno 140 milioni di finanziamenti statali finalmente trasferiti dalla Regione ma, come ha ricordato il primo cittadino, il traporto pubblico costa 550 milioni di euro l’anno, debiti a parte. Per questo sta prendendo sempre più corpo il progetto dell’Agenzia unica della Mobilità, già incardinata alal Regione Lazio con la prossima fusione di Astral, Aremol e Cotral Patrimonio. Una partita che vale miliardi di euro e giocarla senza Roma Capitale potrebbe risultare fatale per la Regione da una parte, per Atac e dunque il Campidoglio dall’altra. Sui rifiuti con i 30 milioni di euro tolti dal Salva Roma per la differenziata il rischio di rientrare nella paralisi, come accaduto a Natale, è altissimo. «Vi chiedo di inserire una norma per la mobilità interaziendale, che sarebbe importante, così come una per continuare la raccolta differenziata. Sono piccole somme - ha detto sempre ieri Marino in Commissione - che se saranno reintrodotte mi aiuteranno davvero». Un no secco all’aumento delle tasse che tuttavia il sindaco rivede dopo qualche secondo annunciando una revisione delle occupazioni del suolo pubblico. «Vi sembra normale che chi vende le caldarroste a Roma paghi solo 3 euro al giorno di occupazione di suolo pubblico? Vi sembra normale che un camion bar paghi solo 3 euro al giorno?». In tutto questo il sindaco ha ribadito di voler approvare il bilancio entro il 30 aprile. Una sfida che ha dell’impossibile.

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