Una giornata convulsa quella di ieri in Campidoglio. Il «dissequestro temporaneo» concesso l’altra notte dalla Procura per gli immobili al Tuscolano e a Centocelle su «parola» del sindaco Marino. «Voglio sentitamente ringraziare il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone per aver individuato una soluzione attraverso la sospensione temporanea del sequestro nelle aree di via delle Acacie 56 e di via Tuscolana 1113 - ha detto il primo cittadino - pur rispettando e nutrendo la massima fiducia nelle indagini portate avanti dalla Digos e dalla Procura della Repubblica di Roma, infatti, è stato impossibile per il Campidoglio trovare una sistemazione dignitosa in poche ore per tutte le famiglie e i bambini coinvolti. Questo provvedimento consentirà loro di passare una notte al sicuro in attesa di una nuova soluzione, alla quale stiamo lavorando con l’assessore Daniele Ozzimo e con il vicesindaco Luigi Nieri». La nota del Campidoglio è arrivata al termine di una giornata kafkiana, quella di mercoledì, nella quale all’ordine di perquisizione e sequestro di immobili non solo occupati abusivamente ma, secondo la procura, anche dietro estorsione, la massima istituzione cittadina, ha risposto non con un plauso alla legalità ma con la richiesta urgente di dissequestro. Ordine pubblico - e carità cristiana, verrebbe da aggiungere - hanno fatto rientrare in casa gli abusivi. Adesso tuttavia sta al primo cittadino uscire dall’impasse. Una serie di riunioni in Campidoglio tuttavia indicano una strada diversa da quella indicata. Lo «studio» di Palazzo Senatorio infatti non sarebbe incentrato su una soluzione alternativa, e trovare dunque un alloggio "legale" alle famiglie ma puntare a rendere non più temporaneo il dissequestro. Una "filosofia" che l’amministrazione punta, ovviamente, ad applicare anche al centro sociale ex Angelo Mai. Il problema è squisitamente politico e una retromarcia della sinistra sulle occupazioni sarebbe un dramma, appunto, politico. Lo si comprende dalle parole del vicesindaco Sel Luigi Nieri: «La cosa anomala è che se stiamo parlando di reati pesanti come estorsione e associazione a delinquere, visto che le vittime erano queste famiglie, non si capisce perché i danneggiati dovevano rimanere anche senza casa». Eppure il concetto è lineare: devono rimanere senza casa perché non avrebbero dovuto proprio esserci in quelle case. Il rispetto delle regole non è un optional. Lo sanno bene gli oltre tremila in graduatoria a punti dieci per avere una casa popolare. L’istituzione insomma non può e non deve prescindere da questo. Lo sa bene il Pd, che nonostante sia il partito del sindaco Marino, non ha commentato, neanche ieri, quanto accaduto. E se sulle case la sinistra può «giocare», ma non troppo, sull’emergenza sociale (mercoledì si è data notizia - non confermata - addirittura di un bimbo ricoverato in ospedale), gli alibi crollano miseramente sul centro sociale Angelo Mai. Il locale in via delle Terme di Caracalla, non ha ragione di essere occupato abusivamente. Non ci sono bambini piccoli, né disabili né anziani senza un tetto sulla testa. Un locale preso con la prepotenza che, almeno sinora, rimane sotto sequestro. Non lo comprende però il vice sindaco: «Sinceramente mi sfugge l’intreccio con la vicenda dell’Angelo Mai - dice Nieri - tutti noi conosciamo le battaglie che sono state fatte per il riconoscimento di questa attività culturale che, non c’è dubbio, è una delle più attive sul territorio cittadino, non si capisce perché anche lì si è dovuti arrivare al sequestro». E mentre sindaco e vice cercano di capire, il Pd tace, il centrodestra gongola, si studia il vero piano "b". Ovvero la soluzione rapida promessa dal sindaco a Pignatone: la legge regionale sull’emergenza casa nella quale è bella e pronta la sanatoria per le okkupazioni abusive. Alla faccia della legalità.
La promessa di Marino «Subito una soluzione»
Dopo 48 ore però nessuna proposta