La parrocchia Nostra Signora del Suffragio e Sant'Agostino di Canterbury, situata a Torre Maura, nella periferia est di Roma, abbraccia un quadrante tra la Casilina e la Prenestina comprendente oltre 30 mila abitanti. Un'area molto vasta quindi che mette insieme due realtà: una residenziale, caratterizzata da una presenza prevalente di ceto medio, e l'altra decisamente più popolare. Quest'ultima in particolare, dominante rispetto alla prima, presenta numerose criticità e un forte disagio sociale. Don Giampiero Maria Arabia, parroco dal 2009, ci racconta quella che è una difficile situazione a cui la parrocchia cerca da sempre di far fronte: «Papa Francesco da quando si è insediato ha esortato i parroci a lavorare sulle periferie. Ebbene, questo è quello che noi facciamo quotidianamente a 360 gradi». Tra enormi fatiche. «La gente - sorride - pensa che il nostro lavoro sia solo celebrare i Sacramenti: non è così». Il degrado, le difficoltà, la disoccupazione e inevitabilmente la criminalità e lo spaccio di droga sono una costante di questa zona. I ragazzi che delinquono si ritrovano a esser reinseriti nella società dopo il carcere e tale reinserimento è praticamente impossibile. Spiega ancora il parroco: «In un periodo in cui la disoccupazione aumenta, i primi a essere "eliminati" nel mondo del lavoro sono proprio loro, vittime dei pregiudizi e del loro passato. Queste persone perdono la speranza e la fiducia in se stessi e nel mondo. È proprio qui che interveniamo per offrire loro un sostegno». Il sostegno si traduce nell'ascolto ma non solo. Tuttavia non è facile far fronte a tanta richiesta, specialmente quando si è soli. «Le risposte a livello istituzionale a questi disagi sono scarsissime, per poter ricevere un sussidio minimo, sia per la forte burocrazia sia per altri motivi. Per cui - sottolinea don Giampiero - a queste persone relegate ai margini della società rimaniamo solo noi, che non abbiamo bisogno di carte bollate per dare loro un aiuto». Ma qualche aiuto esterno, sotto forma di fondi, non guasterebbe, specialmente quando le famiglie da sostenere sono più di 400. «I fondi europei per il banco alimentare non ci sono più - aggiunge il parroco - e noi fronteggiamo come possiamo, con raccolte alimentari straordinarie nei centri commerciali e grazie alla buona volontà di tanti giovani volontari». Le parole di don Giampiero nei confronti dei ragazzi di oggi, sono solo di elogio: «I giovani sono molto più in gamba di come li descrivono, senza di loro non potremmo fare quello che facciamo e per questo io non mi stancherò mai di ringraziarli. Ritengo che la creatività e la straordinarietà di questa generazione debbano essere conosciute». Grazie al loro supporto infatti è possibile portare avanti qualsiasi tipo di attività «dal volantinaggio ai servizi di accoglienza e assistenza». Per fortuna, tuttavia, dal territorio arrivano altre forme importanti di sostegno. Anche le scuole, ad esempio, contribuiscono a colmare il vuoto lasciato dall'Unione europea. Le mense scolastiche mettono a disposizione della parrocchia i pasti (preconfezionati) che i bambini non riescono a consumare. Non mancano, però, attività culturali, spirituali e ricreative. Meritevole di menzione sono gli incontri con testimoni diretti delle difficili condizioni dei cristiani in alcune parte del mondo come la Siria, il Pakistan o la Turchia. «La carità è il segno più evidente della realtà parrocchiale». E soprattutto, come sostiene Papa Francesco, «è una delle più alte forme di cristianità e di vicinanza a Dio».
Aiuto per tutti. Senza carte bollate
Don Giampiero: giovani molto più in gamba di come li descrivono