LANUVIO Le vere bestie sono coloro che una cosa del genere l’hanno potuto soltanto immaginare. Le hanno trovate quasi abbracciate che si toccavano con le zampe: più provavano a liberarsi dal cappio mortale con cui le avevano legate per il collo ad un albero, più il cortissimo laccio di filo di ferro si stringeva alla loro gola. È stato un contadino in cerca di asparagi, l’altra mattina, a trovarle: due giovani cagne di pastore maremmano, torturate fino a morire, abbandonate nelle campagne di Campoleone nel Comune di Lanuvio. Impietosito e sconvolto dal raccapricciante ritrovamento, il contadino ha allertato l’associazione animalista che da anni opera a Lanuvio e il servizio veterinario della Asl Rm/H. Due giovani cagne, di circa un anno, una delle quali aveva da poco partorito e l’altra era gravida. Forse proprio questo particolare ha spinto il sadico che ha maltrattato fino ad ucciderli due poveri animali. Anche se è scattata la caccia al mostro autore di tanto scempio, il caso appare difficile perché i due cani erano sprovvisti di microchip e di qualsiasi segno di riconoscimento: gli animali sono stati trasferiti all’istituto di zooprofilassi di Roma. Sull’episodio indaga la polizia locale di Lanuvio. Il contadino che ha trovato i cani senza vita si è detto disposto a dare loro degna sepoltura una volta concluse le indagini. Nel paese castellano, come detto, da anni è attivo un centro di accoglienza e cura per cani: Rifugio di Lanuvio è una realtà che nonostante le tante difficoltà di carattere economico riesce ad ospitare oltre 200 animali. Nello scorso luglio l’associazione lanciò l’appello per una sottoscrizione: «Senza più il contributo degli enti locali, la nostra sopravvivenza si fa complicata». La tortura e l’uccisione di animali, soprattutto cani e gatti resta una pessima pratica ancora diffusa. Frequente, soprattutto nella zona archeologica del Tuscolo, il ritrovamento di carcasse di gatti uccisi.
Cani, torturati, legati e uccisi, è caccia al mostro
LANUVIO Le vere bestie sono coloro che una cosa del genere l’hanno potuto soltanto immaginare. Le hanno trovate quasi abbracciate che si toccavano con le zampe: più provavano a liberarsi dal cappio...