Roma Capitale

Rapporto capillare coi singoli fedeli

Una realtà nata negli anni ’50 in mezzo agli immigrati del Centro-Sud

È il cuore pulsante di un piccolo rione di Monte Mario alto: una specie di paesino incastonato nella grande città, avvolto dal Parco dell'Insugherata su cui si affaccia, in una zona costruita mattone su mattone da gruppi familiari arrivati a Roma negli anni '50 soprattutto da Marche, Abruzzo, Campania e Calabria. È emozionante stare ancora ad ascoltare i racconti di quei primi abitanti, ora anziani, tramandati ai loro figli e nipoti e pure ai nuovi residenti del quartiere, tra i quali ci sono infermieri e medici dei vicini ospedali San Filippo Neri e Policlinico Gemelli. Nata come cappella costruita in mezzo alle case nel lontano 1954, Santa Rita da Cascia diventa parrocchia 27 anni più tardi. Una «mini parrocchia», che serve più o meno 2.000 abitanti. «Arrivando qui pensavo che, viste le dimensioni della struttura, senza collaboratori forse mi sarei annoiato, ma mi sbagliavo di grosso: ho trovato un ambiente caldo, una comunità viva, ben tenuta insieme dal primo parroco, don Carlo Quadracci, ora non più con noi, che per trent'anni ha dato molto» racconta don Stefano Gaddini, parroco ormai da tre anni e mezzo. Il cambiamento per lui è stato notevole, traslocando da N. S. di Coromoto (oltre 20.000 anime) dove era viceparroco. «Ho capito subito che era possibile un lavoro molto più capillare, avere più attenzione verso le persone una ad una, rinunciando alla pretesa di grandi numeri e agli schemi a cui ero abituato. Don Carlo era molto attento a questo stile: ha dato vita anche ad una festa patronale molto sentita e partecipata». Così, oggi, si cerca di dare nuovo vigore al senso di famiglia già radicato abbracciando la modernità. Buon punto di partenza è la visita annuale delle famiglie per la benedizione. «Un'ottima occasione per iniziare il rapporto personale tra parroco e abitanti, sia che frequentino sia no». Le due più grandi sfide? «Coinvolgere sempre più le famiglie dei ragazzi che vengono in parrocchia e dare continuità ai gruppi di giovani dopo la Cresima». Per questo, dopo il gruppo del Cenacolo per i bimbi di quinta elementare, dall'anno scorso hanno iniziato la loro avventura il gruppo Dopocresima e quello dei Giovanissimi, che vivono momenti di riflessione e catechesi, ma anche di svago e impegno come animatori delle attività soprattutto rivolte ai più piccoli. Va forte il Campo estivo, di cui bolle in pentola la quarta edizione. Nutriti il gruppo dei Ministranti e il corso di chitarra. Per gli adulti, Lectio divina e Adorazione. Ci sono i pellegrinaggi e soprattutto la consolidata grande festa popolare patronale del 22 maggio: a Messa vengono benedette le rose, segno caratteristico della devozione a Santa Rita, poi la banda, i giochi organizzati, la caccia al tesoro e la processione con le fiaccole, a conclusione, per le strade del rione. Una giornata di festa e sensibilizzazione per tutti è stata dedicata all'adozione a distanza di quattro bambini argentini con le Suore Murialdine, tramite l'organizzazione di una bancarella di dolci curata dai cresimandi insieme ai loro genitori. I ragazzi di medie e superiori sono i protagonisti dell'iniziativa «Castagne per le missioni», realizzando, in ottobre, una gita in provincia di Rieti per raccogliere le castagne e venderle il giorno dopo davanti alla chiesa. L'ultimo progetto diventato realtà? «Il Centro Ricreativo, grazie all'inaugurazione del nuovo salone parrocchiale». Ancora, non mancano il punto Caritas, il sito super-aggiornato, il giornalino. Oltre alla donazione del sangue, a cura del Centro Donatori del San Filippo Neri, con risultati oltre le aspettative.

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