Circa ottanta anni fa nasceva la borgata Gordiani, un insediamento di baracche spontanee costruite attorno a un centro nevralgico: la parrocchia Santa Maria Madre della Misericordia. Oggi quel gruppo di baracche si è trasformato in un grande quartiere. Al suo centro, come un cuore pulsante, c'è ancora lei, ancora la parrocchia. Punto di riferimento per l'intera zona, essa ha costruito nel corso degli anni un forte legame con la popolazione, grazie soprattutto all'intensa attività spirituale e sociale che da sempre la contraddistingue. Ciò si concretizza soprattutto attraverso le molte iniziative che la parrocchia quotidianamente organizza, ispirate all'idea per cui «la parrocchia è gioia della vita, fermento e crescita» spiega il parroco don Stefano Meloni. Come il progetto «Teatro» pensato per tutti: per i più piccoli con la preparazione di recite che animeranno le festività religiose; per i giovani, con una scuola teatrale diretta da un regista professionista, in cui vengono allestiti spettacoli tratti dai grandi classici; per gli adulti, infine, che possono così confrontarsi con autori impegnativi, ultimamente Goldoni. C'è poi il grande centro estivo dell'oratorio per i ragazzi, in tutto un centinaio, ma solo perchè«abbiamo dovuto mettere un tetto per le partecipazioni, altrimenti potrebbero essere molti di più». dice il parroco. Per tre interi mesi, 25 volontari accompagnano i tanti giovani lungo un cammino di crescita - non solo spirituale - tra campi scuola, sport, visite guidate, servizi sociali di vario genere. Sulle «questioni sociali» la parrocchia Santa Maria Madre della Misericordia è sempre stata in prima linea. A cominciare dai centri d'ascolto per famiglie, realtà nata più di trent'anni fa e che ha ispirato i circa trenta «centri d'ascolto della missione cittadina» presenti nel quartiere. Al loro interno, con cadenza mensile, le famiglie possono così pregare insieme, condividendo momenti di fede ed esperienze di vita. Pari importanza riveste il «gruppo Carità», il quale offre importante assistenza agli indigenti del quartiere attraverso la distribuzione di generi di prima necessità (cibo, vestiario) e la casa d'accoglienza «San Giovanni Calabria» con i suoi venti posti letto uniti al calore umano della parrocchia, «una famiglia che li accoglie e che sostituisce quella che spesso costoro non hanno più». Il forte impegno umanitario si sostanzia in un'altra importante funzione che la parrocchia ricopre all'interno della borgata. Forse la più importante. Essa si è trovata infatti, nel corso degli anni, a svolgere un ruolo di fondamentale mediazione tra il quartiere e il grande campo nomadi che sorge a pochi metri da lei. La questione, si sa, è molto delicata: quotidianamente, nelle zone in cui questa forzata vicinanza è presente, si verificano attriti di ogni genere che a volte si trasformano in veri e propri scontri - culturali e fisici. In questo difficile scenario la parrocchia di don Stefano ha svolto e svolge una funzione di capitale importanza, facendo da punto d'incontro tra le diverse realtà e incoraggiando il dialogo. «Da sempre noi lavoriamo affinché si instauri un clima di rispetto reciproco» racconta il parroco, favorendo «un cammino di integrazione e di inserimento nella nostra cultura e nel mondo del lavoro rivolto alle famiglie del campo». Impresa ardua - come ammette don Stefano - Ma che allo stesso tempo sta dando ottimi risultati: la situazione è sensibilmente migliorata rispetto a qualche anno fa e, al netto di sporadici eventi, le relazioni tra il quartiere e il campo sono per lo più distese e amichevoli.
Una grande famiglia fa la forza
Teatro, carità, centri estivi, accoglienza e integrazione dei rom
