C’è un momento della vita che, prima o poi, a tutti i bambini va spiegato. E non è mai facile, nemmeno per gli adulti più in gamba. È il momento della nascita. E il compito di spiegarlo è ancor più difficile se si parla di quella "particolare" di Gesù. Padre Franco Messori tiene ogni settimana a Santa Francesca Cabrini una messa dedicata ai più giovani, durante la quale crea un vero e proprio dialogo con bambini e ragazzi della parrocchia. A volte arrivano domande scomode, e per rispondere spesso non basta conoscere la parola di Dio: «Una volta mi hanno chiesto spiegazioni sulla nascita di Gesù. Gli ho detto che Maria aspettava un figlio speciale, che non era soltanto un uomo, ma Dio stesso». Non fu abbastanza, le domande sempre più insistenti si susseguivano, ma Padre Franco con tranquillità continuò: «Quando Giuseppe ha visto la pancia di Maria crescere, è vero, si sarà preoccupato pensando a un tradimento, ma in sogno il Signore gli spiegò che era stata opera sua e che non doveva dubitare della buona fede di Maria». Alla fine, Padre Franco quei bambini li ha convinti, e ha incassato i complimenti di chi forse quelle parole non avrebbe saputo trovarle: «Se l’è cavata bene Padre – si è complimentato un genitore a fine messa –, era una domanda tosta!». Ben altre difficoltà ci furono quando quella chiesa si dovette costruirla negli anni ’60. Metà del complesso doveva ancora essere edificato e scavando gli operai iniziarono a trovare acqua. Le operazioni ritardarono e per completare l’opera, oltre ad un cospicuo aiuto dello Stato, fu necessario un contributo da parte degli stessi parrocchiani. «Ogni mese – racconta Padre Franco – le famiglie si tassavano, anche se poco, ma in modo regolare per permettere di completare la costruzione». All’esterno della parrocchia ora ci sono tre campi da calcetto, sono sempre gremiti e non ospitano solo piccole partite ma anche una vera e propria scuola calcio, con relative squadre iscritte a campionati di diverso livello. «È una realtà importante, abbiamo anche dei ragazzi che al momento sono primi in classifica, ma – ci tiene a precisare Padre Franco – è un aspetto secondario. Il nostro stile è quello di far giocare i ragazzi, farli divertire, ma senza mettergli in testa di diventare campioni. Perché questo sarebbe diseducativo. Se vincono mi fa piacere, ma preferisco che siano campioni nella vita». Un grande successo lo riscuotono anche i cosiddetti «pernotti», delle uscite fuori porta presso case di accoglienza o santuari. D’inverno per un weekend o d’estate per intere settimane di campeggio, giovanissimi e non, si riuniscono in gruppi da 40 a 60 persone per pregare e divertirsi insieme. «Sono veri e propri esercizi spirituali – dice il parroco – dove l’aspetto più importante per i ragazzi è stare in gruppo e maturare un’esperienza religiosa». Anche all’interno della parrocchia c’è sempre un grande movimento. Gli spazi vengono messi a disposizione per diverse attività, dai corsi di inglese a quelli di informatica, alle riunioni di condominio. Queste ultime sono molto frequenti e, a quanto pare, le sale parrocchiali sono la location ideale. Sembra quasi che tranquillizzino gli animi e contribuiscano ad evitare discussioni. «Sono qui da sei anni – dice Padre Franco – e non ho mai assistito a litigi e azzuffate. Ad eccezione di una volta, quando sono dovuto intervenire perché gli animi si stavano riscaldando in modo preoccupante». Anche in quel caso però, il parroco scelse le parole giuste, e il nervosismo dei condomini si spense in poco tempo.
Esercizi spirituali «en plain air»
Tre campi di calcetto e campeggio fuori porta per pregare e divertirsi
