La Parrocchia di San Ponziano, fra le prime di Monte Sacro Alto, già nella sua intitolazione è particolare e vicina all’oggi. San Ponziano, Papa e Martire, eletto nel 231, fu relegato in Sardegna dall’Imperatore Massimino insieme al sacerdote Ippolito, scissionista e antipapa, che ne contestava l’elezione a Pontefice. Durante la prigionia nelle miniere sarde, i due si riconciliarono: Ippolito avrebbe rinunciato allo scisma e Ponziano si sarebbe dimesso, permettendo l’elezione del suo successore. Il primo Papa della storia a dimettersi fu quindi San Ponziano. Viene celebrato il 13 agosto con il suo ex antipapa, Sant’Ippolito. Cinquant’anni di storia della parrocchia, istituita nel 1963, quasi da subito sotto la guida del grande don Aurelio Screpanti, in carica 37 anni, fino alla morte. «La Parrocchia serve circa 5.000 famiglie - dice don Manlio Asta, il parroco - ma la popolazione è in crescita: già ci sono altre 100 famiglie nelle nuove palazzine di Mezzaroma che, alla fine, ne porteranno mille in più. Percentuale di professionisti alta, quartiere con ottime abitazioni e quotazioni elevate. Questo implicherebbe una certa cura, invece ci sono strade senza marciapiedi: case costruite bene ma senza razionalità urbanistica. Un quartiere di contrasti». Realtà comunque molto diversa dalle prime che il religioso conobbe, come la Garbatella. «Sono stato ordinato nel 1982 e fui vice alla parrocchia di San Francesco Saverio alla Garbatella fino al 1989 - racconta - Poi a Gesù Divino Lavoratore, piazzale della Radio, sempre come vice perché dal 1991 al 2008 sono stato direttore dell’Ufficio Scuole del Vicariato sostenendo gli insegnanti di Religione nelle scuole statali e comunali di Roma». Compito non facile aiutare gli insegnanti di Religione a stare nella scuola, sentirsi insegnanti a pieno titolo, far sentire l’appoggio della Chiesa con la sua realtà di valori che loro dovevano calare nella vita. Filosofia di base continuata da chi lo ha seguito in quella direzione e portata a San Ponziano: «L’insegnamento della religione è un servizio e un tentativo di far conoscere la religione cattolica per comprendere la nostra civiltà. Questa conoscenza può garantirla solo la Chiesa Cattolica. Il vero problema è formare le nuove generazioni: c’è chi ha una fragile appartenenza alla Chiesa, non solo fra i giovani». Fragilità come superficialità e distacco dal vero senso di famiglia-comunità, senza che lo Stato agisca. «In Italia c’è una politica a-familiare - sottolinea il religioso - Persone che si separano fittiziamente per avere sgravi fiscali e sopravvivere: se fossero ancora sposate le tasse li ammazzerebbero. Molte dicono, "non mi sposo anche perché metto più facilmente i bambini all’asilo che se fossi sposata". C’è qualcosa che non funziona. Poi la perdita del valore del sacrificio che nel dopoguerra c’era, sia fra cattolici che fra comunisti. Oggi il vero idolo è la realizzazione personale. Qui a via Sacchetti diminuiscono i negozi e aumentano indisturbate le sale giochi e scommesse. Dopo però si vuole che la Chiesa faccia da infermiere e curi i "tramortiti". Scomunicati i mafiosi, bisognerebbe farlo con tutti i gestori di quelle macchinette». Molto il lavoro da fare anche perché la crisi economica morde. Il locale centro d’ascolto Caritas è passato ad assistere da 38 persone a un centinaio. In difficoltà persino alcuni volontari. Tanti i giovani e i volontari, «poi la Parrocchia è impegnata fortemente nel far crescere il grado di festa nelle celebrazioni liturgiche, tutte le messe festive sono animate, non solo lettura, ma cori, organo, chitarre». La gioia della Fede.
Da sempre al fianco della famiglia
Tante attività e l’anatema di don Manlio: sale scommesse da scomunicare
