C’era finito anche parte del mondo del cinema d’autore italiano tra le grinfie di un gruppo di cravattari romani che si nascondevano dietro un’innocente società edile. Tra i malcapitati che si erano rivolti a Carlo Cardoni (condannato ieri a 5 anni e tre mesi di reclusione in primo grado) anche il produttore cinematografico Francesco Torelli, costretto a pagare tassi d’interesse fino al 307%. E Torelli, conosciuto per avere prodotto pellicole sbarcate ai festival di Venezia e Berlino e che ottenne 5 nomination ai "nastri d’argento" (i premi italiani che corrispondono agli oscar per il cinema statunitense) dagli strozzini c’era finito per terminare le riprese del suo film più famoso, "L’ Amore di Màrja". Torelli aveva vinto il bando indetto dal Mibac, e per ottenere il saldo dei finanziamenti del ministero (a cui si accede dopo avere depositato buona parte del girato) era stato costretto a chiedere i soldi in prestito a strozzo. «Chiesi i soldi per terminare il film - ha confermato Torelli in aula - soldi che ottenevo rilasciando in cambio assegni post datati con cifre superiori alla somma concessa». Nello stesso procedimento poi Cardoni rispondeva anche per un «prestito» elargito ad un altro cineasta romano, Stefano Rolla morto in seguito all’attentato terroristico di Nassyria, dove si trovava per girare il film "Babilonia, una terra tra due fiumi". Reato per cui Cardoni è stato assolto anche perché il reato, a causa della morte prematura del regista, non è stato provato.
Cinema d’autore strozzato dagli usurai
C’era finito anche parte del mondo del cinema d’autore italiano tra le grinfie di un gruppo di cravattari romani che si nascondevano dietro un’innocente società edile. Tra i malcapitati che si erano...