La parrocchia San Raimondo Nonnato, sita a qualche centinaio di metri da via Tuscolana e per altrettanti appena dentro il Grande Raccordo Anulare, è «la parrocchia con l'età media più bassa della Capitale: è la più giovane di Roma» come ci tiene subito a precisare il parroco don Michele Di Matteo. Tale precisazione non è casuale. A partire da questa informazione, infatti, è possibile spiegare l'approccio assai dinamico che la parrocchia ha nei confronti del quartiere. Ma ciò, d'altra parte, non deve al contempo ingannare. Le moltissime attività della parrocchia sono state pensate per tutti, non solo per i giovani. La regola aurea è infatti quella di favorire la partecipazione attiva dei fedeli, sempre. Basti pensare ad esempio al coro parrocchiale che, animato dal concetto per cui «chi canta prega due volte», è composto da persone di tutte le età che settimanalmente si riuniscono in «sala prove». Oppure si pensi al bello e originale corso di pittura tenuto da don Giuseppe ogni sabato, anch'esso aperto a tutti. Non solo arte però. La parrocchia di don Michele, oltre ad essere una palestra per l'anima e lo spirito, lo è anche per il corpo: due volte a settimana i fedeli possono allora prendersene cura durante il corso di ginnastica, all'interno del salone parrocchiale. L'idea che muove l'attività di don Michele è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: «Un cristiano deve essere un uomo felice. Per questo la parrocchia deve uscire da quell'immaginario comune per cui essa è un luogo per "sfigati"». Ecco il perché delle così diverse iniziative sopra elencate e di quelle che ancora dobbiamo ricordare. Come ad esempio la ben consolidata scuola di calcio a 5 della parrocchia, l'Atletico San Raimondo, attiva ormai da sei anni. Una vera e propria squadra del quartiere, che partecipa a diversi campionati amatoriali, dai minipulcini sino agli allievi. Il concetto fondamentale sottostante alla gestione complessiva della parrocchia è quello di «formazione»: «La scuola calcio è, ad esempio, uno strumento per insegnare ai ragazzi l'importanza delle regole e del lavoro di squadra. È uno strumento di formazione, senza la quale non c'è nulla», spiega il parroco. Per don Michele uno dei principali compiti della fede è dunque quello di formare l'uomo, al fine di rispondere a quel «qualcosa che ognuno ha dentro di sé e che aspetta solo di venire fuori». Ecco allora il motivo di una delle iniziative più importanti della parrocchia: il ciclo di incontri sui Dieci Comandamenti, tenuto dallo stesso don Michele, che avrà inizio il 2 marzo alle 20.30. «Agli incontri precedenti tenuti sullo stesso tema hanno partecipato moltissime persone, oltre ogni aspettativa. E non solo credenti» ricorda, dimostrando che la partecipazione dipende sì dalla formazione, ma anche da una certa dose di coraggio. «Bisogna saper rischiare e tentare di avvicinare la gente utilizzando, se necessario, forme non tradizionali di comunicazione. A partire dal linguaggio che deve essere quello dell'uomo comune». E cita Papa Francesco: «Ci vuole coraggio per essere felici». Senza dimenticare le azioni di carattere immediatamente sociale, come la distribuzione dei pacchi alimentari e la donazione del sangue. La parrocchia di don Michele è un esempio di come, anche nell'odierna «crisi di fedeli», sia possibile tenere alta la partecipazione della gente attraverso una formula semplice e innovativa contemporaneamente: formazione, coraggio e felicità uniti insieme. Perché, come dice don Michele, «il cristianesimo non va mai presupposto, ma sempre proposto. Esso si muove per attrazione».
Giovani, dinamici e felici
Porte aperte a tutti. Don Michele: la chiesa non è un luogo per sfigati
