POMEZIA Da polo industriale di eccellenza a deserto industriale. Dopo il trasloco del gigante dell’elettronica Selex a Cisterna di Latina, ora tocca ad Arca, la società leader nel settore dei caravan, a lasciare il passo sopraffatta dalla crisi economica. Ha deciso di concentrare la produzione nello stabilimento di Poggibonsi, in Toscana. A farne le spese saranno i 75 dipendenti della fabbrica di via Naro. Per loro l’alternativa è trasferirsi oppure venire licenziati. Nessuno, pare, abbia come obiettivo il trasferimento. E così è scattata la protesta. «Ci hanno messo in ginocchio - s’arrabbiano gli operai - Dovremmo trasferirci in un’altra regione senza avere neanche la garanzia del posto di lavoro. Per molti infatti c'è la difficoltà proprio per l’età a trovare un'altra sistemazione, ma alla luce della crisi che ancora non smette di tagliare posti di lavoro e finanza, che cosa ci possiamo aspettare di nuovo?”. Il settore caravan è in difficoltà e il futuro, nonostante il trasloco, non sembra roseo. «Alcuni lavoratori sono in cassa integrazione a rotazione ormai da due anni - spiegano i rappresentanti sindacali della Rsu di Arca - Il primo in regime ordinario, il secondo in cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale. A questi potevano essere aggiunti altri sei mesi, ma solo se si fosse presentato un piano di rilancio. Piano che, per la sede di Pomezia, non ci sarà, visto che l'azienda punta tutto sul trasferimento a Poggibonsi. I dipendenti sono entrati in sciopero ad oltranza nella speranza di trovare un accordo con l’azienda». Intanto, per domani è in programma un nuovo incontro presso la sede di Federlazio. All’appuntamento saranno presenti tutte le parti coinvolte: azienda, sindacati, lavoratori. Solo dopo questa riunione si saprà quale saranno le prospettive per i 75 operai. Un altro pezzo storico del tessuto industriale di Pomezia rischia di sparire come tante altre aziende che nel corso degli anni hanno vissuto la loro florida storia industriale a Pomezia, per poi finire in altre città d'Italia e morire definitivamente. Oggi la crisi industriale è galoppante, e le istituzioni non riescono a dare segnali positivi ai lavoratori, per tentare di fermare questa decrescita, occupazionale e finanziaria, che i lavoratori sopportano sulle loro spalle, senza che all'orizzonte ci siano delle progettazioni fattibili e che possano dar un segnale di recupero di una economia ormai sull'orlo del collasso.
Arca porta i caravan in Toscana In arrivo 75 licenziamenti
Operai in sciopero: se non ci trasferiamo ci manderanno via
