Roma Capitale

Malati con l’Alzheimer «deportati» a Cassino

Nella Rsa non ci sono letti per tutti. La Asl RmA ordina gli spostamenti. Protestano le famiglie

Trasferimenti «coatti» da Roma a Cassino per gli anziani malati di alzheimer e i nonni ultranovantenni in carrozzina, ricoverati al Policlinico Italia, in zona Piazza Bologna. La casa di cura a piazza del Campidano è «bellissima» e tutto «funziona» alla «perfezione». Ma la Rsa per lungodegenti non ha più letti per i grandi vecchi che hanno bisogno di tutto: quelli più gravi, cui non serve fargli fare pipì e popò o imboccarli, perché si nutrono solo con un sondino per l’alimentazione artificiale. Eppure proprio per loro l’amara sorpresa è dietro l’angolo: l’arrivo delle ambulanze che li porteranno «a Cassino» e «Veroli», in provincia di Frosinone, a «100 chilometri di distanza» da Roma, neanche fossero «detenuti» da trasferire «da un carcere all’altro», dicono i familiari che hanno già inviato «una mezza chilata» di lettere: «raccomandate di diffida» spedite «al dg e al direttore sanitario della Asl RmA, Camillo Riccioni e Barbara Giudiceandrea, e alla direttrice della sanità regionale Flori De Grassi» spiegano Salvatore Bordasco e Roberto Azzarone, rappresentanti del Comitato dei parenti degli ospiti del Policlinico Italia, cui sono arrivate le stesse lettere per conoscenza. La situazione è questa. Al Policlinico Italia c’è posto per 90 pazienti, suddivisi in tre fasce: i più autosufficienti, i pazienti meno gravi e quelli bisognosi di tutto. Per questi ultimi ci sono solo 10 letti. Tutti occupati dagli anziani trasferiti da un’altra casa di cura, attualmente in ristrutturazione, la clinica Villa Domelia, che forse riaprirà «fra un paio di mesi». E così per gli anziani ospiti del Policlinico Italia, che magari nel frattempo si sono aggravati, e avrebbero bisogno delle attenzioni dedicate alla terza fascia, quella dei più gravi, non c’è più posto. La Asl RmA lo ha trovato in provincia di Frosinone. E il 16 gennaio è arrivata la lettera con la disposizione. Un incubo per i familiari che dovrebbero fare centinaia di chilometri, avanti e indietro, ogni giorno per fare visita ai propri cari. Il Policlinico Italia aveva proposto una soluzione. Utilizzare per i lungodegenti gravissimi i letti liberati nelle altre due fasce. Ma il Tar l’ha bocciato, forse anche perché avrebbe creato un precedente oneroso per le casse pubbliche. Oggi per un malato nella fascia «intensiva» la Regione spende 220,30 euro al giorno; 118,8 al dì è il costo per la fascia intermedia, tecnicamente «il mantenimento A» di cui la metà, 59,2 euro è a carico del paziente o dei suoi familiari; per il mantenimento B dei malati più "leggeri" il costo è di 98,4 euro e l’onere 49,2. Archiviata la proposta, ecco il «piano B» delle famiglie. "Accreditare" «momentaneamente» al Policlinico Italia i 10 letti dedicati ai malati più gravi della clinica chiusa per lavori in corso, fino a quando non riaprirà i battenti. «Ci sembra una soluzione di buonsenso - dicono Bordasco e Azzarone - in fondo gli anziani che erano a Villa Domelia oggi sono seguiti qui». C’è anche un «piano C». «Inviare i pazienti in esubero in una casa di Cura gestita dalle suore in zona Settebagni. I familiari dei pazienti hanno saputo che la Regione avrebbe accreditato alle suorine «8 posti letto». E si dichiarano «felicissimi, se i nostri cari potessero andare lì».

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