Salendo le scale della parrocchia di Santa Maria Addolorata, in viale della Serenissima, ti può capitare di essere circondato improvvisamente da decine di bambini vocianti e festosi che ti trascinano dentro un bellissimo girotondo, nemmeno fosse un parco giochi. A noi, ad esempio, è capitato proprio questo. Il messaggio è subito chiaro: in questa parrocchia ci sono tanti bambini, tantissimi, anzi, e contenti di esserci. Una volta all'interno, poi, incontriamo un gruppo di adolescenti intenti ad organizzare un torneo di ping pong, coordinati da un divertito don Saju, il viceparroco. Ci sono anche i ragazzi, dunque. E, anche loro, contenti di esserci. Il motivo di tanta e tale presenza sta innanzitutto nelle numerose attività che la parrocchia organizza per i giovani e giovanissimi del quartiere. A partire dal «LAB!», un laboratorio creato e gestito dai ragazzi della parrocchia, un nome che, come leggiamo sul bel sito da loro amministrato, «è tutto un programma». «Il LAB è anzitutto un'esperienza. Un'esperienza giovane, nata appena cinque anni fa - raccontano i ragazzi responsabili - un'esperienza che riunisce ed unisce volti e storie differenti. Percorsi diversi ma accomunati da un "di più" prezioso». Il LAB gestisce diverse attività tra cui la redazione di un giornale, il «LAB BI CI», all'interno del quale i giovani giornalisti toccano svariati argomenti, spaziando dalla musica al cibo, dal cinema allo sport, fino alle automobili e ai cruciverba. A quella giornalistica si affiancano attività di altra natura, come gli appuntamenti settimanali in cui i ragazzi del LAB e dell'Azione Cattolica incontrano e offrono assistenza ai disabili del quartiere, coinvolgendoli nelle loro attività, come il campo scuola estivo a loro dedicato. Come già accennato, in questa parrocchia anche i più piccoli hanno l'attenzione che meritano. Oltre al classico catechismo, i bambini possono ad esempio mettere in mostra le loro incontenibili doti canore nel coro parrocchiale - con tanto di prove settimanali - oppure liberare quelle musicali nel corso di chitarra, guidati in ambedue i casi dal bravo Antonio. Il tutto inserito in quella splendida realtà che si chiama «Oratorio», attivo tutti i giorni e che, in estate, dalla mattina alla sera segue più di duecento ragazzi. Tale massiccia partecipazione non sarebbe però possibile senza il sapiente lavoro, in regia, di don Remo Chiavarini, parroco della chiesa. «La zona non è delle più semplici. Il quartiere è popolare e, soprattutto popoloso» ricorda don Remo. La sua parrocchia è tra le più grandi di Roma, e «conta circa 35.000 abitanti. Un numero non facile da gestire». Nonostante ciò, il legame tra la popolazione e la parrocchia è ben saldo. Grazie alla gestione di don Remo, certo, ma anche al fatto che «il quartiere e la parrocchia sono nati insieme dopo il bombardamento di San Lorenzo, negli anni Cinquanta. È anche per questo che essi si "sentono a vicenda"». Prova ne è il successo della festa patronale nella quale la processione diviene una vera e propria «parata di popolo», tanta è la partecipazione. La relazione tra quartiere e parrocchia si è articolata da sempre in modo naturale dunque, ma senza il lavoro di consolidamento e rafforzamento operato dalla chiesa di Santa Maria Addolorata tale legame si sarebbe probabilmente allentato. «C'è un forte senso di appartenenza qui, lo vedi da come le numerose coppie che si recano da me per la preparazione al matrimonio tentano in tutti modi di restare nella zona», constata con soddisfazione don Remo. E il merito di ciò è anche suo e dei giovani della sua parrocchia.
Un vivaio coltivato con passione
Le iniziative di «Lab»: dal giornalino al campo estivo al volontariato
