Roma Capitale

Quando il calcio unisce una città. La Coppa del Mondo a Roma

Da Corviale a Piazza del Popolo, il calcio come valore universale. Famiglie e tanti ragazzi all'esposizione della coppa Fifa tra videogames e intrattenimento

Campioni del mondo. Bisogna ripeterlo per quattro volte. Gli Azzurri sono i primi in Europa, secondi a livello globale dietro il fútbol bailado brasiliano. La Coppa del Mondo approda a Roma in un viaggio di 221 giorni, attraverso 89 paesi. Da Tahiti a Grenada, dal Qatar fino alla Cina. Un tour mai organizzato prima con 1 milione di tifosi pronti a venerare il trofeo più bramato dello sport. Nella Capitale il Mondiale non è solo un torneo. E il calcio non è solo sport. Ecco perché a dare un saluto alla coppa si precipitano migliaia di persone. C'è lo studente che salta la scuola con gli amici, il disoccupato, il pensionato, l'impiegato che fugge dall'ufficio, il professionista in pausa pranzo. Sono in centinaia. Viene esposta in periferia al Serpentone di Corviale, all'oratorio Don Bosco e in Piazza del Popolo, poco importa. Eravamo partiti dall'idea che dal centro ai margini della città la socialità della celebrazione cambiasse. Da una parte il disagio, la povertà, il non sapere cosa si farà domani, ma anche la voglia di riuscire, di sopravvivere. La droga, lo spaccio, la delinquenza, i furti. Il mito dei talenti puri alla Maradona venuti da una favela sudamericana per diventare la mano sinistra di Dio. Il culto dell'istinto, la giusta cattiveria che solo la strada può insegnarti. Dall'altra, il centro. Le famiglie che accompagnano i bimbi al villaggio Coca-cola promettendo che fra qualche mese, per l'inizio del Mondiale, sarebbe arrivato il momento di acquistare una tv più grande, ad altissima definizione più adatta al torneo. Questo è il mondo dei campioni benestanti alla Kakà, cresciuti in una classe media e che con tanto sforzo sono riusciti ad affermersi. Due dimensioni, due Italie, due mondi. Ma non è così. Dopo aver sondato i visitatori nelle diverse giornate ci accorgiamo che nulla di questo è vero. Si potrebbe dire che tutti viviamo sotto lo stesso cielo. Sarebbe una banalità, ma non in questo caso. Ci si accorge infatti che agli eventi organizzati nella città parteciano bambini e famiglie a 360 gradi. Al centro come nelle borgate, senza nessuna particolare differenza. Questa è l'occasione di parlare di calcio totale (non inteso in senso olandese), di scatti, gol ed eslutanze come valori universali. La Coppa del Mondo è democratica. Silvio Gazzaniga è il creatore del più importante trofeo calcistico. La Coppa prende forma nella sua mente e nelle sue mani nel 1971. Da allora ha visto passare la sua creazione tra le mani di molti personaggi. Franz Beckenbauer è il primo a presentarla al mondo nel 1974; onore che tocca in seguito a Daniel Passarella nel 1978, Dino Zoff nel 1982, Diego Armando Maradona nel 1986, Lothar Matthaus nel 1990, Carlos Dunga nel 1994, Didier Deschamps nel 1998, Cafu nel 2002, Fabio Cannavaro nel 2006 e Iker Casillas nel 2010. Dopo la terza vittoria della Coppa Rimet nel 1970 da parte del Brasile ai Mondiali del Messico (che a noi sfugge per un soffio) – e la conseguente definitiva assegnazione della Rimet alla nazionale brasiliana secondo il regolamento dell’epoca – la Fifa ha la necessità di creare un altro trofeo. Il 5 aprile 1971 una commissione appositamente costituita, si riunisce nella sede di Zurigo sotto la supervisione di sir Stanley Rous, l’allora Presidente Fifa. È quindi bandito un concorso internazionale per la creazione di una nuova coppa. Gazzaniga si mette all'opera chiudendosi una settimana nel proprio studio di via Alessandro Volta, in prossimità dell'Accademia di Brera e del Castello Sforzesco. Prepara il bozzetto e, data la particolare plasticità scultorea che la rende difficile da apprezzare appieno con un semplice disegno, ne prepara un modello in plastilina in seguito formato con un calco in gesso. L’azzardo di realizzare l’opera senza avere avuto nessuna conferma né rassicurazione lo premia. Infatti la vista e la possibilità di toccare e impugnare l’opera convincono i responsabili della Fifa della sua bellezza. Il cuore della Capitale. Il villaggio Coca-cola è organizzato nel dettaglio con tanto di stward, hostess e buttafuori. C'è una lunga coda all'ingresso e decidiamo di passare da "vie laterali". Questo luogo regala l'opportunità di fare un lungo viaggio nella storia con immagini, esibizioni dal vivo e un percorso espositivo arricchito di divertenti attività. Una proiezione olografica in 3D e giochi di abilità ispirati al calcio, pensati per adulti e bambini, fino all'esperienza finale, di quelle che capitano poche volte nella vita: la possibilità di poter vedere e fotografare dal vivo l'autentica Coppa del Mondo. Il percorso inizia ricreando i suoni e la dimensione dell'ingresso in campo dei giocatori professionisti. C'è un tunnel che ci porta all'interno di un mondo interamente dedicato all'intrattenimento con la possibilità di provare la Playstation 4, la console di nuova generazione firmata Sony. Poi esibizioni di performer come i DaMove, freestyler che con il pallone fanno cose contro la legge della fisica. Ballerini di capoeira, samba e frevo. Non manca la mascotte dei prossimi Campionati del Mondo. Per chi lo desidera c'è anche la possibilità di lasciare un messaggio ai calciatori della Nazionale, post-it che poi andranno a comporre sulla parete una grande bandiera dell'Italia. Per ripercorrere la storia del Mondiale, sono esibiti in una teca i palloni ufficiali Adidas delle ultime 12 edizioni del torneo e una sezione di curiosità legate alla manifestazione. La delegazione atterra all'aeroporto di Ciampino, con un volo proveniente da Madrid, alle ore 10 del 19 ferbbraio. Il primo appuntamento pubblico del Fifa World Cup Trophy Tour inizia alle 14. Corviale. La struttura Campo dei Miracoli di Calciosociale ospita l'evento. Massimo Vallati è il padrone di casa. E' un ex poliziotto che, come si dice in questi casi, mette molta passione in quello che fa. Ha dato vita 8 anni fa a questa missione: recuperare i giovani disagiati attraverso il calcio. Il Campo dei Miracoli come il Maracanà. Ragazzi con problemi per qualche minuto possono toccare con mano il sogno di Balotelli e De Rossi ammirando la coppa che verrà alzata dai vincitori dei mondiali brasiliani. Dagli inizi difficili, il progetto si è allargato, rendendo i giovani, i loro genitori e amici, protagonisti di una vera e propria riqualificazione culturale ed architettonica del quartiere. Poi nel marzo di due anni fa è partito il cantiere per la ristrutturazione del Campo dei miracoli, in via Poggio Verde. Il calcio può abbattere qualsiasi barriera senza essere noiosi. Sempre il 19 febbraio, alle 16, la Coppa del Mondo arriva all'Oratorio Don Bosco. Secondo appuntamento in periferia. Ne viene fuori una vera e propria festa di quartiere con tante famiglie e tanti bambini. L'Oratorio Don Bosco da sempre si occupa di educazione e offre ai giovani un punto d'incontro dove lo sport è uno strumento di crescita individuale e collettiva. Musica, giochi, intrattenimento e sport. Piccolo appunto: la Coppa non si può toccare, solo i Capi di Stato e i campioni del mondo possono impugnarla. Ma non è il caso di disperare. Dice Cazzzaniga: "I buoni genitori credono che i propri figli debbano fare la propria vita e le prorie esperienze. Io aspiro a questo. Ho creato la Coppa, il tesoro più prezioso dell'intero pianeta con le mie mani. Non è mai voluta restare chiusa nella teca di un singolo paese, ma solo in pochi hanno potuto baciarla. Io sono suo padre, ma devo riconoscere che è cresciuta tra le braccia di centinaia di nazioni. E' nata per essere il trofeo di tutti". (In basso la fotogallery)

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.