Roma Capitale

Così i piccoli imparano a pregare

La Cappella dell’Adorazione fu inaugurata da Giovanni Paolo II

La parrocchia del SS. Sacramento a Tor de' Schiavi ha compiuto proprio lo scorso anno il suo cinquantesimo anno di vita, mezzo secolo di forte e incisiva presenza in una zona tutt'altro che facile. Una presenza tangibile e concreta, grazie soprattutto alle numerose attività e iniziative promosse da don Roberto De Odorico, parroco da ben venticinque anni, e dai suoi collaboratori. A partire dalla collaborazione che la parrocchia ha da tempo stabilito con la onlus «Mangiatoia di Gesù Bambino», presieduta dallo stesso don Roberto, la quale ha stipulato un accordo con la Coop grazie a cui «tutti i giorni - spiega il parroco - possiamo prelevare una certa quantità di cibi in scadenza o invenduti e portarli in parrocchia dove abbiamo un piccolo spaccio gratuito». Un'opera di autentica carità cristiana grazie alla quale «circa cinquanta famiglie in difficoltà hanno la possibilità di rifornirsi quotidianamente di ciò di cui hanno bisogno per vivere». Altrettanta importanza per il quartiere riveste l'ostello maschile che, in sinergia con altre cinque parrocchie della zona, ogni cinque settimane ospita gratuitamente, con tanto di vitto, una ventina di persone. E ancora, è da ricordare la presenza di un medico, un «professore di prima fascia» (come precisa il coltissimo don Roberto tra una citazione di Kierkegaard e una di Horkheimer), che una volta al mese si reca in parrocchia per visitare pazienti affetti da patologie complesse. Gratuitamente - va da sé - offrendo così un servizio a chi altrimenti non potrebbe permetterselo. A tutto questo vanno aggiunte attività più tradizionali, come il catechismo e gli scouts. Ma c’è di più. Don Roberto ha rinnovato anche la struttura architettonica della chiesa, edificata nel 1968. Uno spazio architettonicamente ben concepito è infatti uno dei presupposti fondamentali affinchè un luogo di culto possa essere percepito dai fedeli nella giusta maniera (Borromini e Bernini docent): «noi qui abbiamo fatto "come i giapponesi" - dice il parroco - abbiamo cioè preso quello che c'era per poi smontarlo e rimontarlo in modo più funzionale». Tanto che l'apertura della Cappella dell'Adorazione, ricavata proprio grazie a quest'opera di ristrutturazione, è stata presenziata nel '93 da Papa Giovanni Paolo II. Il 1968 è però un anno importante anche per il cammino spirituale di don Roberto e di conseguenza per l'attività della parrocchia. «Io ho vissuto il '68 e in quel periodo ho imparato dalla gente l'importanza della "pietà popolare"» dice, l'importanza cioè di evangelizzare la comunità attraverso la promozione sociale e la formazione dei fedeli anche attraverso la cultura - inculturare il Vangelo, direbbe Papa Francesco - e non solo vivendo individualmente la fede. Per questo «la chiesa è sempre aperta, anche fino alle 20, così che anche chi lavora possa recarvisi, qualunque sia il motivo». Questo modo di intendere e agire la fede, questo «conservare antiche tradizioni per poi trasmetterle e viverle in modo moderno», permette a don Roberto di riempire praticamente sempre i banchi della chiesa durante le messe. «A noi interessano le relazioni con le persone nei momenti fondamentali della loro vita. Perché è nella relazione che le persone cambiano», chiosa don Roberto. Ed è proprio questa attenzione per l'universo delle relazioni, in definitiva, per l'essere umano in sé che ha guidato il parroco nella fondazione di una scuola di preghiera rivolta ai bambini dai cinque ai sette anni: «parlando spesso con le persone ho capito come queste recuperino da adulte ciò che nell'infanzia hanno imparato e assorbito. Solo un bambino ha il senso del Mistero».

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