Per incontrare il parroco della basilica dei Santi Apostoli a Roma non è necessario un appuntamento. Fra' Agnello Stoia è qui solo da 3 mesi e quasi ogni giorno con il suo saio francescano, la folta barba, l'accento napoletano e la battuta sempre pronta, passeggia per qualche ora intorno alla chiesa per andare incontro alla gente. «San Francesco ha iniziato proprio così, girando per le strade e salutando le persone. Da qui inizia tutto e poi se c'è la volontà si va avanti. È normale un po' di diffidenza, le persone sono spaesate davanti al saluto di uno sconosciuto, ma basta qualche giorno per riconoscersi e memorizzare reciprocamente i nomi. Papa Francesco ci sta spronando tanto, spero di incontrarlo per dirgli che c'è tanta periferia anche qua, in centro, non solo per i più disastrati economicamente. Lui dice di far giungere la nostra unzione sacerdotale fino ai "bordi della veste", fino alle zone periferiche, ed è quello che cerco di fare». Fra' Agnello ha passato 19 anni in un piccolo santuario nell'Irpinia disastrata dal terremoto del 1980 e essere catapultato nel centro di Roma, in una delle chiese più importanti, non lo ha spaventato: «Intorno alla basilica - spiega - scorre un fiume silenzioso, di gente molto discreta e varia, dagli alti funzionari di Stato ai portieri dei palazzi nobiliari». Lui ha già programmato per la Quaresima di andare di casa in casa: «Mi aspetto delle sorprese - dice - perchè so che sta crescendo il fenomeno dei "barboni in casa", che sono proprietari ma non possono mantenersi. Per il futuro, oltre ai pacchi viveri, vorrei offrire ai poveri qualche servizio in più, come la possibilità di offrire un pranzo». Il parroco ha un diploma in paleografia, lo studio di antiche scritture, e viene da Montella, una chicca piena d'arte tra le montagne campane, dove si occupava anche del piccolo archivio e del museo. Oggi, invece, si ritrova circondato da opere di Canova, con fiumi di turisti che scivolano per l'enorme edificio neoclassico col naso all'insu': «Occuparsi di un posto così ricco di storia e arte è un vantaggio e una grande responsabilità, per prepararmi da quando sono arrivato ho già letto 6 libri sulla basilica, e non intendo smettere!». Da questi libri il parroco ha tratto una convinzione: «Credo che sia importante far parlare le pietre, perché hanno una storia e dei messaggi da raccontare. Come quella di questo edificio ad esempio. Papa Pelagio I fece costruire questa enorme basilica nel cuore di Roma per dare speranza e cibo alla gente quando la città era sotto l'attacco dei Goti e l'unica via di salvezza per le persone sembrava la fuga». Oggi ad invadere il centro sono gli uffici e non i barbari, ma l'effetto è simile. I residenti sono sempre meno, ma fra’ Agnello non si lascia scoraggiare e confida nel suo approccio francescano. La splendida acustica dell'edificio lo rende una perfetta location per concerti e festival, come quello Frescobaldiano, che si terrà dal 26 febbraio al 2 marzo con musicisti di livello internazionale: «Il cardinal Ravasi terrà una messa in commemorazione del musicista Girolamo Frescobaldi e di Michelangelo, che era un affezionato parrocchiano». Non ci sono sue opere all'interno della chiesa, però qui il grande artista ebbe l'ispirazione per la Cappella Sistina: dagli affreschi di Michelozzo da Forlì che ora si trovano al Quirinale nacque l'idea del Cristo del Giudizio Universale.
A spasso col saio tra la gente
Fra’ Agnello: c’è tanta periferia esistenziale anche in pieno centro
