Roma Capitale

«La visita del Papa non è uno show»

Don Antonio invita a riflettere sul senso dell’evento di domenica

La parrocchia San Tommaso Apostolo festeggia il prossimo 19 febbraio il cinquantenario. E quale migliore occasione per celebrare i 50 anni della chiesa dell’Infernetto, se non quella di avere la presenza di Papa Francesco? Il Pontefice visiterà, infatti, la nuova parrocchia in Municipio X (inaugurata nell'aprile 2013) domenica prossima, a partire dalle 16. Dal 20 gennaio scorso, da quando è stata confermata la notizia della sua visita, c’è grande fermento nella chiesa. «Il Papa incontrerà i bambini di catechismo, comunioni e cresime - spiega don Antonio D’Errico, da dodici anni alla guida della parrocchia - Poi farà una camminata nella piazza esterna per salutare i fedeli che non sono riusciti a entrare in chiesa. Incontrerà i bambini battezzati nel 2013, poi i disabili e a seguire i sacerdoti delle parrocchie vicine che hanno collaborato a questa visita. Confesserà cinque persone, quattro donne e un uomo, e infine celebrerà la messa. Se ci sarà ancora tempo, incontrerà i collaboratori parrocchiali che sono circa un’ottantina». È stato proprio don Antonio a inviare una lettera al Pontefice per chiedergli di partecipare al cinquantenario della chiesa. Ha scritto, invece, un'altra lettera ai suoi fedeli invitandoli a riflettere su questo evento. «Che significato ha una visita pastorale del nostro Vescovo, il Papa, nella nostra parrocchia? - si legge - Quale disposizione personale e comunitaria ci viene richiesta? Come vivere l’attesa di questo incontro per poterne sperimentare tutta la sua ricchezza e forza per la nostra comunità? Dobbiamo tutti porci queste domande, almeno per evitare che questo evento sia solo emozionale o mediatico. Per questo vorrei innanzi tutto condividere con voi l’atteggiamento di chi sta per ricevere un dono annunciato. Sì, quello che vogliamo preparare insieme e vivere con tanto entusiasmo è proprio un dono di Dio e della sua provvidenza verso la nostra comunità parrocchiale». Per il parroco la visita del Papa, infatti, «non deve essere un evento mediatico, né uno spettacolo. Si tratta della cura pastorale del nostro Vescovo e l’attenzione deve essere rivolta alla preghiera». Nel quartiere ci sono circa 20mila fedeli. «È una comunità cristiana credente, che partecipa. Vive pienamente la vita della parrocchia in modo attento e caritatevole - spiega don Antonio - L’Infernetto, però, purtroppo soffre perché non ha molte attrattive. Ci sono alcuni negozi e bar, qualche palestra. La piazza antistante alla parrocchia può diventare un luogo centrale, dopo aver dato già un’identità a questo quartiere che non va considerato solo come un insieme di case a se stanti». Sono molte le attività che propone la parrocchia, da quelle sportive come la ginnastica a quelle culturali. C’è anche un centro anziani dove si possono fare corsi di inglese, pittura e storia dell’arte. «Da un paio di anni offriamo ai ragazzi di scuole medie e superiori che hanno difficoltà nello studio - spiega don Antonio - di essere seguiti da alcuni insegnanti in pensione che si mettono a disposizione per ripetizioni». Nella parrocchia è molto attivo anche il Centro Caritas. «Questo è un quartiere con un ceto medio-alto. Ma ci sono anche persone che hanno necessità di essere aiutate. Per questo vengono raccolti vestiti per poterli donare a chi ha bisogno». Nei giorni scorsi l'Infernetto e la parrocchia hanno rivissuto la drammatica esperienza dell'alluvione di tre anni fa. «È un quartiere che soffre la mancanza di infrastrutture - dice don Antonio - E, forse, l’eccessiva urbanizzazione ha fatto sì che i canali presenti non fossero sufficienti a contenere la pioggia».

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