Dormiranno in chiesa. Dentro la Basilica di Santa Maria Maggiore. I Forconi sono tornati a Roma. Prima il corteo da piazzale dei Partigiani fino alla Piramide Cestia, poi i tafferugli a Montecitorio e infine l'occupazione della Basilica. Il Coordinamento 9 dicembre è tornato a farsi sentire nella manifestazione organizzata oggi nella Capitale. “Ladri!”, hanno gridato ai parlamentari. Chiedono di parlare con Papa Francesco. La protesta è esagitata, ma poco coordinata. I politici, l'euro, le banche sono i bersagli al cui indirizzo vengono recapitati attacchi e improperi. C'è rabbia. C'è la disperazione per la mancanza di lavoro. Si vede qualche lacrima. Prima del corteo, il leader del coordinamento, Danilo Calvani, spiega: “Abbiamo cambiato strategia, non ammasseremo la gente in un giorno solo, ma la distribuiremo in più giorni, a turni. Faremo un presidio a oltranza, non escludiamo manifestazioni eclatanti ma civili e non violente”. Ai manifestanti non era stato concesso il permesso di montare le tende stavolta: “Siamo rammaricati che il Comune in maniera vergognosa non ci abbia concesso di mettere le tende”. Il suo appello è rivolto ai “cittadini italiani, tutti insieme da Nord a Sud che stanno lottando”. “Non siamo organizzati è vero - ammette - ma questa è una rivoluzione etico-culturale vera, che veramente può segnare il futuro del nostro Paese. Credo che ce la faremo”. Sotto la pioggia, in marcia, alcune decine di persone con in mano il tricolore, 200 non di più, hanno raggiunto la piramide cantando l'inno di Mameli. Il traffico in zona Ostiense è andato in tilt. Mentre le forze dell'ordine tentavano di rimettere il corteo in fila, i manifestanti chiedevano agli automobilisti di unirsi alla protesta. Con le grida “Buffoni! Buffoni!” rivolte al governo che facevano da sottofondo, un manifestante è salito sulle impalcature del restauro della Piramide Cestia. L'uomo, sulla cinquantina, con una felpa blu con la scritta «Italia» a caratteri cubitali, ha percorso i ponteggi con gesti di esultanza. Poi ha sventolato una bandiera tricolore e disteso il braccio destro facendo il saluto romano. Subito dopo lo hanno raggiunto altre quattro persone, portando anche loro drappi tricolori. A quel punto sono iniziati momenti di tensione tra i partecipanti. Alcuni, infatti, in chiusura della protesta, non volevano fermarsi davanti al presidio sulla piazza, punto di partenza della marcia di oggi, e hanno provato a spingere verso il cordone creato dalle forze dell'ordine. Nessun contatto è avvenuto tra i due schieramenti. Forte, invece, il malcontento di alcuni manifestanti che avrebbero voluto raggiungere le sedi istituzionali: “Cosa siamo venuti a fare - hanno urlato - per farci prendere in giro? Siamo qui da giorni e non abbiamo concluso niente, solo riunioni. Noi vogliamo arrivare a Montecitorio, o almeno in Comune". Alcuni del coordinamento di Roma hanno inveito contro Danilo Calvani: “Dovevamo essere 3.000 e invece saremo stati 200... Davanti a questo ennesimo flop noi ci stacchiamo da tutto e tutti. Calvani è un leader che in questi mesi non ha fatto nulla. Si presentino altri nomi”. La risposta di Calvani è stata : “Abbiamo avuto problemi logistici, e stasera come responsabili del coordinamento 9 dicembre chiuderemo il presidio di piazzale dei Partigiani perché durante la manifestazione 4-5 persone hanno fatto dei saluti romani e noi del coordinamento non tolleriamo queste cose”. A quel punto la manifestazione ha seguito logiche non preventivate. I manifestanti si sono divisi in gruppi, e sono andati all'assalto di Santa Maria Maggiore e di Montecitorio. Un gruppo di agguerriti, circa 20 persone, si è diretto verso la Basilica. Hanno occupato la chiesa e hanno avvertito alcuni rappresentanti del Vaticano che continueranno con l'occupazione fino a quando non verrà il Papa a parlare con loro. Hanno annunciato inoltre di aver dato inizio allo sciopero della fame, per ottenere che il governo ascolti la loro protesta. “Non so fino a quando staremo - ha detto uno di loro - io non ho lavoro, sto qua a oltranza. Staremo dentro la chiesa, in silenzio, vogliamo rivolgerci a Papa Francesco per mandare via questa classe politica che non fa gli interessi del popolo. Noi abbiamo pregato per il nostro Papa, lui adesso preghi per noi”. Un altro gruppo è arrivato in via Uffici del Vicario, dove si trova il Palazzo dei gruppi parlamentari di Montecitorio. I Forconi hanno urlato “Dimissioni” e sono stati tenuti a distanza di sicurezza dalla Camera dalle Forze dell'ordine. Chiedevano la rescissione dei trattati europei, la nazionalizzazione delle banche e la sovranità monetaria. Con una carica di alleggerimento la polizia ha fatto arretrare di qualche centinaio di metri il fronte della protesta. Ci sono stati anche dei fermi, undici persone identificate dalle forze dell'ordine “Abbiamo chiesto alla Questura l'autorizzazione per un presidio davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore. Nel frattempo la Gendarmeria vaticana ci ha dato il consenso per restare dentro la chiesa. La nostra richiesta è di avere un incontro con Papa Francesco”, ha fatto sapere Calvani.
I Forconi tornano a Roma. Tensioni a Montecitorio, occupata Santa Maria Maggiore
Corteo di protesta organizzato dal Coordinamento 9 dicembre. La marcia da piazzale Partigiani alla Piramide Cestia. Ma sono solo in 200. Vogliono parlare con Papa Francesco
