Roma Capitale

Voragini e crolli, 18 allarmi in un anno

Nella mappa del rischio questa è la zona con i «vuoti» sotterranei più estesi della città Il presidente dei geologi: «Non si va contro natura, follia costruire in certi punti»

È una delle zone più «fragili» della città. Monte Mario, nel 2013, ha fatto registrare il numero record di voragini a Roma: 18, superando in questa triste classifica il quadrante est, Prenestino-Tiburtino-Tuscolana, storicamente ad alto rischio. Un dato è certo: i fenomeni di dissesto idrogeologico sono sempre più frequenti. Non solo frane e crolli, ma anche buche killer e alberi che ormai vengono giù con una disarmante facilità. Nel Lazio i Comuni che hanno almeno un'area a rischio frane o esondazione sono il 98%, mentre a Roma lo scorso anno sono state registrate 84 voragini, a fronte delle 44 del 2011. Un trend in pericoloso aumento che non deve essere trascurato. Sul fronte della prevenzione, però, si fa troppo poco e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. «Per ridurre il pericolo frane e allagamenti, innanzitutto bisogna fare estrema attenzione alle nuove edificazioni - spiega Roberto Troncarelli, presidente dell'Ordine dei Geologi - Se faccio un piazzale di 10 mila metri quadrati devo pensare che prima quel terreno assorbiva acqua. Soprattutto si deve evitare di edificare dove gli studi geologici hanno dimostrato che si creerebbero delle criticità. Non si può andare contro la natura. Su ciò che è già esistente il discorso è più complesso, si può fare di meno, si deve agire sui cittadini, sensibilizzandoli». Nella carta del rischio idrogeologico di Roma, la zona di Monte Mario è presente nella sezione «vuoti sotterrani dovuti ad antiche cave» che vengono definite «tra le più estese della città» dove «sono stati rinvenuti cunicoli e grotte facenti parte, probabilmente, di un sistema di opere idrauliche». Se è vero che cunicoli e gallerie attraversano praticamente tutta la capitale, l'area di Monte Mario, in particolare, è una vera gruviera, con un terreno composto da sabbie limose e argilla, materiali più soggetti a smottamenti. «Il problema non sono le cave ma l'acqua che dovrebbe essere sempre in grado di defluire - spiega Troncarelli - Se il sottosuolo si riempe d'acqua i sedimenti che costituiscono il terreno si impoveriscono e cedono». Gli fa eco il geologo Maurizio Lanzini: «In particolare nella parte est di Roma le cavità sono così estese che fino ad oggi sono state fin troppo buone». Frane, crolli e voragini, dunque, non possono essere giustificate appellandosi alle forti precipitazioni dell'ultima settimana. «La pioggia di forte intensità può accelerare i processi che portano all'apertura delle voragini, ma la sua incidenza dipende principalmente dalle condizioni della rete fognaria - sottolinea Lanzini - Se non ci sono perdite, la pioggia che entra nelle caditoie non dà problemi, se invece c'è una rottura delle tubature in corrispondenza di una cavità, allora la situazione cambia e possono nascere problemi seri». Due i tipi di voragini che si possono creare: la dolina alluvionale, su suoli sabbiosi all'interno dei quali si crea una cavità in cui scivolano lentamente i materiali di superficie e la dolina di crollo, generalmente su terreni argillosi, con la volta che copre la superficie vuota che improvvisamente crolla.

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