Quando si chiede a un artista estroso ed eccentrico come Richard Meier di progettare una chiesa in un quartiere popolare di Roma, ciò che ne uscirà fuori non potrà che far discutere. Così è stato a Tor Tre Teste dove, dal 2003 tra lunghe schiere di palazzi, si staglia la «Chiesa del terzo millennio», Dio Padre Misericordioso . Una gigantesca nave che va incontro al futuro con le vele spiegate. Effettivamente è così che appare quest’opera considerata da molti un gioiello di architettura, da altri quanto di più lontano ci possa essere da un luogo di culto. Don Federico Corrubolo, da tre anni a capo della parrocchia si spende molto per far capire agli scettici l’opportunità rappresentata da un’opera che ormai conferisce un vero spirito identitario al quartiere e che diventa per esso anche «uno stimolo per crescere». «Questo è un quartiere tranquillo - afferma don Federico- abitato da gente semplice, dotata di spirito di solidarietà e di bontà d’animo, ma allo stesso tempo un po’ restia ad accettare i cambiamenti». Ed è proprio questo il tratto distintivo del territorio. La solidarietà reciproca fa sì che in una comunità formata da circa 8.000 parrocchiani non ci si senta mai soli. Dove gli anziani rimasti vedovi, possono contare sui vicini di casa. I "pianerottoli" infatti sono un vero e proprio punto di riferimento per qualsiasi necessità. Il concetto casa e spirito comunitario è riscontrabile anche in una iniziativa fondamentale per la parrocchia. Sono infatti istituite 8 «Domus ecclesiae», case private dove i residenti si riuniscono per la lettura del Vangelo. Una dimostrazione di quanto siano le famiglie a svolgere la funzione aggregativa, in un territorio sprovvisto di punti di ritrovo. Don Federico tenta di applicare questa rete di aiuti reciproci anche nel contesto parrocchiale. Centrale nella vita della parrocchia, sono infatti le attività della Caritas e del Centro d’ascolto. «Tuttavia -spiega il parroco- la nostra non si deve trasformare in un’attività di elemosina unilaterale. La chiesa non deve essere un distributore di servizi sociali, il suo compito è innescare un circolo virtuoso dove ognuno si rende utile per se stesso e per gli altri». Una rete, appunto, ed è questo quello che don Federico sta cercando di costruire. Molte sono le persone che bussano alla porta della parrocchia per chiedere aiuto o denaro e «io -afferma il sacerdote- riconosco i finti poveri e coloro che hanno davvero bisogno d’aiuto. Gli appartenenti alla prima categoria dopo aver ottenuto quanto chiesto, spariscono e non si fanno più vedere». Per gli altri invece funziona ormai a pieno regime l’interscambio di aiuti. E allora: chi è in cerca di lavoro può esser messo in contatto con chi può aver bisogno di manovalanza; chi non riesce a pagare le bollette viene aiutato dalla parrocchia ma allo stesso tempo mette a disposizione le proprie competenze. «Questo sistema che noi abbiamo denominato "auto-aiuto" - spiega il parroco- ha il duplice obiettivo: aiutare e responsabilizzare le persone. È un meccanismo che sta prendendo piede e che si sta rivelando molto utile alla comunità». Purtroppo non mancano gli ostacoli: «il vero problema che molto spesso blocca le persone, è la vergogna. Chiedere aiuto nei centri di ascolto non è mai facile e molto spesso viene concepito come un passo indietro umiliante. Anche in questo cerchiamo, anche grazie ai nostri psicologi volontari, di dare una mano aiutando le persone in difficoltà, a prendere atto della loro situazione senza farsene una colpa». Infine, non mancano le attività rivolte anche ai più giovani come il coro, i corsi di musica e l’oratorio.
A vele spiegate tra la gente
Le Domus ecclesiae, case private dove si va a leggere il Vangelo
